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Euro e poteri limitati

Italia nel mirino dei mercati 
peggio di Irlanda e Romania

Da spread e indicatori più influenti un quadro drammatico: rischieremmo la bancarotta anche più del Marocco. Ecco perché

Italia nel mirino dei mercati 
peggio di Irlanda e Romania

 

L'Italia ha maggiori possibilità di fallire rispetto a Romania, Slovacchia, Polonia, Lituania, Islanda, Slovenia e anche del Marocco. Il verdetto è quello scritto dai Credit default swap, i Cds, le assicurazioni private sul rischio fallimento di uno Stato, che coprono l'investitore nell'eventualità del crac di un Paese, che non sarebbe così più in grado di onorare il proprio debito. Il costo di un Cds sale di pari passo al rischio default di uno Stato. E così oggi, martedì 10 luglio, la quotazione di un Cds sull'Italia è di 522 punti (in crescita del 76% su base annua), rispetto - soltanto per citare degli esempi - ai 227 punti del Marocco, i 180 della Polonia, i 517 dell'Ungheria, ma anche i 547 dell'Irlanda (un valore di poco superiore rispetto a quello del Belpaese e in calo del 45% su base annua). La quotazione dei Cds sulla Spagna è a 587: il fallimento di Madrid, dunque, sarebbe più probabile di quello di Dublino. Non è nemmeno necessario stare a sottolineare come i fondamentali economici dell'Italia e della Spagna siano decisamente più robusti di quelli irlandesi, marocchini, polacchi o ungheresi. Ma tutto ciò, per i mercati, conta fino a un certo punto.

Gli spread - La situazione offre gli stessi spunti se analizzata dalla prospettiva dello spread. Per prime le ultime rilevazioni: il differenziale che misura il livello di rischio dei titoli di Stato italiani rispetto al Bund tedesco si attestava a 456 punti base, mentre quello dei Bonos spagnoli era a 550 punti. Quello dell'Irlanda? Intorno ai 460 punti base, circa come l'Italia. Oppure il caso del Portogallo: rispetto a Madrid, lo spread tra i titoli decennali a inizio anno era di 1.080 punti base, mentre ora si è assottiliato intorno ai 280 punti. Secondo gli indicatori più seguiti e rilevanti, insomma, Italia, Spagna, Portogallo e Marocco (soltanto per prendere in considerazione gli esempi citati) fanno parte del medesimo girone. Per non parlare del fatto che Paesi come la Romania e la Polonia (fuori dall'euro) hanno la possibilità di rifinanziarsi in asta pagando interessi decisamente inferiori rispetto a quelli che massacrano le casse del Tesoro italiano.

Euro nel mirino - I motivi per spiegare uno squilibrio tanto indigeribile quanto ingiustificabile sono molteplici. Per primo, il fatto che il grande bersaglio di una fantomatica "speculazione" è l'euro: i Paesi fuori dalla moneta unica possono vivere più tranquillamente. La grande scommessa dei mercati over the counter, quelli non regolamentati e dove vengono scambiati anche i Cds, è quella sull'euro: farlo cadere, per alcuni, potrebbe trasformarsi in una miniera d'oro. E se l'euro vacilla per gli errori di gestione e per i buchi in bilancio del Vecchio Continete, è ovvio che i mercati si accaniscano su un "paziente in agonia". 

Mani legate - Poi ci sono ragioni tecniche, più volte ribadite: l'Italia, come la Spagna, non ha la possibilità di poter gestire in autonomia la propria politica monetaria, l'unico antidoto ai venti speculativi. Ogni mossa di Roma deve essere avallata dalla Bce, che però non può operare come l'omologa statunitense, la Fed, ossia con tempismo immediato e cospicue iniezioni di liquidità. E i mercati non stanno a guardare riforme e piani di riforme, ma l'orizzonte immediato, di poche ore, sul quale - oggi come oggi - non c'è alcun organismo sul quale possa intervenire. Per ultimo resta da spiegare il motivo per il quale, oggi, l'Irlanda, secondo Cds e spread, rischierebbe meno di Roma. Dublino ha ricevuto in totale 37,5 miliardi di aiuti diretti da Bruxelles (l'ultima tranche, di 2,3 miliardi, tre settimane fa). La Ue ha insomma lanciato un messaggio: per l'Irlanda un paracadute c'è ed è già aperto. L'Italia, al contrario, non lo ha ancora aperto: ma l'ondata ribassista si può fermare soltanto mettendo sul piatto liquidità, possibilmente illimitata, come fece la Fed negli Usa per coprire le voragini della crisi dei mutui subprime.

 

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Commenti all'articolo

  • peterpanno

    11 Luglio 2012 - 02:02

    Intanto nel titolo si parla dell'irlanda ma invece e' l'islanda che pero' e' gia' fallita 2 anni fa non facendo parte ne dell'euro ne' della UE ma e' stato il banco di prova per la criminale offensiva degli strozzini internazionali del cartelloo GoldmanSachs-JPMorgan-Morganstanley-UBS-Deutsche bank guarda caso gli stessi che stavano dietro a Parmalat,Enron, FreddyMac Freddy Mae ecc, tutte aziende fallite o fatte fallire ,di fatto l'Islanda e' stata la loro prima preda ed era un paradiso fiscale con tutti i numeri a posto come del resto Cipro l'ultimo "fallito" della catena. Curiosa la posizione del marocco che di fatti e' stato l'unico paese nordafricano a non subire le conseguenze della primavera araba pur essendo una monarchia assoluta e con una economia inesistente. Noto che molti lettori di Libero,forse l'unico veramente "libero" oggi sono anche seguaci di molti siti alternativo-complottisti: e' vero anche io ero scettico sulle loro teorie ma avevano ragione purtroppo.

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  • Liberopensatore1950

    10 Luglio 2012 - 20:08

    http://www.disinformazione.it/onu_moneta_unica_mondiale.htm

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  • UNGHIANERA

    10 Luglio 2012 - 19:07

    Io i conti degli altri non li so mettere a posto come sicuramente sai fare tu,mi intendo un po dei conti di casa mia,tuttavia il tuo ragionamento non fa una grinza.Volevo ricordare a Maverick100 che le centrali nucleari che ci avrebbero salvato il culo non sono quelle che dovevano essere costruite,ma quelle che non si sono costruite,probabilmente grazie anche a dei lungimiranti scienziati come Maverick100!Se una centrale francese dovesse guastarsi e rilasciare delle radiazioni,le stesse invaderebbero anche il nostro territorio o si fermerebbero al confine?Mentre Maverick100 tenta di darci una risposta la Francia ci vende la corrente elettrica...solo in Italia ci sono dei coglioni che sono considerati coglioni dai coglioni!

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  • duxducis

    10 Luglio 2012 - 18:06

    l'altenativa, nel caso in cui non si vogliano le centrali atomiche e' ridurre il tenore di vita e le tasse di Monti servono proprio a togliere i soldi di tasca alle persone per togliere la possibilita' di avere la casa al mare, l'auto di grossa cilindrata, il nuovo cellulare. Si studi come funziona le bilancia commerciale e capira' almeno in parte la politica economica di Monti. Le centrali atomiche servono ad avere democrazia e a mantenere una buona classe media, senza la classe media ritorna ad essere quella dell'800. Se lei e' andato a votare contro le centrali, e' anche colpa sua, e' uno di quelli che ha aperto le porte alla crisi e ci ha obbligati a tornare indietro di alcuni decenni.

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