Cerca

Il bluff di Renzi

Ci aspetta una manovra da 27 miliardi

Ci aspetta una manovra da 27 miliardi

Da una parte il governo nega la necessità di una correzione dei conti 2014, dall'altra si ricorda di Carlo Cottarelli e gli chiede di predisporre tagli per 17 miliardi. A quelli se ne dovrebbero aggiungere altri 10, se si vogliono stabilizzare maggiori spese e minori entrate già decisi e propagandati (mitici 80 euro compresi). Ciò fornisce un punto di riferimento circa lo spessore non della manovra da farsi, ma di quella già in corso: 27 miliardi. Siccome i tagli, per giunta in questa quantità, stanno passando da favola a leggenda, il pericolo concreto è che scattino le clausole di salvaguardia. Che, tradotto in linguaggio prosaico significa: tasse.

Se il governo riuscirà a evitarlo, se, cioè, l'aggiustamento avverrà con tagli e non con ulteriore fisco, sarà un bene. Andrà riconosciuto, con piacere. Dovrà accadere, però, al netto dei trucchi. Prendiamo, per esempio, il pagamento dei debiti pubblici verso fornitori privati: spostarli al 2015 è, al tempo stesso, una sconfitta e un trucco. Sconfitta perché il governo viene meno a quanto garantito. Trucco perché si sposta contabilmente una partita e non si risolve alcun problema. I tagli, per avere una caratteristica positiva, non recessiva, devono essere stabili nel tempo e relativi a funzioni pubbliche che si cancellano. Occorre distinguere, quindi, fra i risparmi e i tagli. I primi si possono ottenere ottimizzando le procedure e rendendo trasparente la spesa. I secondi, invece, richiedono non una momentanea apnea, ma il soffocamento di interi comparti dello Stato apparato. Quando la Corte dei conti certifica la perdita annua di 26 miliardi nella gestione di 7500 aziende partecipate dal pubblico, occorre stabilire a quale numero guardare con maggiore preoccupazione: gli sciocchi guardano il 26, i saggi il 7500. Non solo quelle società sono troppe, non solo perdono, ma il loro costo reale non è dato dal saldo finale, negativo, bensì dal trombo crescente che rende difficile la circolazione produttiva. Limitarsi a risparmiare 26 miliardi significa adottare una terapia che porta alla trombosi. Più che di un medico sarebbe opera di una chiromante. Lavorare nello sfoltimento delle società e delle funzioni significa praticare tagli promettenti. Concentrarsi sul mero sbilancio significa accontentarsi dei ritagli, lasciando al loro posto le frattaglie.

Ma si può fare di peggio: lasciare lo Stato a occupare grassamente e inefficientemente il mercato, salvo portare in quotazione alcune sue società. In qualche caso delle perle, che vanno liberate dal guscio, in altri dei gusci che contengono roba incompatibile con il mercato, ovvero economia sussidiata. Non contenti di questo si completa l'opera prendendo quei soldi e mettendoli al servizio della spesa pubblica, magari mascherata da investimenti. Una delle cose che dovrebbero essere chiare è che quando si vende patrimonio si deve far scendere il debito. Altrimenti ci si ritrova con meno patrimonio, un debito crescente e una spesa fuori controllo. Quindi: se la richiesta di tagliare 17+10 miliardi, entro la fine dell'anno, è da considerarsi totalmente alternativa all'imporre nuove tasse e imposte, che la si saluti con soddisfazione; se è un modo per coprire altra spesa corrente, in un gioco dilapidante delle tre carte, che la si avversi con determinazione, perché porta dritto a più alta pressione fiscale.

di Davide Giacalone

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • encol

    05 Luglio 2014 - 10:10

    Veramente il conto 80 EU è già arrivato da tempo via balzelli questo che arriverà è un surplus che serve per mantenere nella estrema agiatezza i palazzi e chi li frequenta e abita. Ciò detto fa specie e fa molto riflettere qualche mln. di PEONES ITALIANI che hanno abboccato all'amo degli 80. Come si fa a non capire che le tasche vuote si possono riempire ma solo temporaneamente ben inteso.

    Report

    Rispondi

  • arwen

    04 Luglio 2014 - 09:09

    Ma che una mancetta di 80 euro, a fronte dell'aumento delle tasse stabilito dal governo, non potesse servire a nulla, se non a racimolare il voto degli ingenui, lo avevano capito tutti. Che i soldi non ci fossero, anche questo era fatto tristemente noto. Ora con la sberla ricevuta dall'ECOFIN, sul pareggio di bilancio, la questione si fa seria. Mattè avoglia a chiacchierare!

    Report

    Rispondi

  • gregio52

    03 Luglio 2014 - 20:08

    Ora vorrei proprio sentire quei bravi Italiani che per un pugno di euro hanno votato questo "Pinocchio". Godete e più andremo avanti, ancor più godrete ed il pugno di euro offerti vi verrà doppiamente ripreso. Intanto il "Pinocchio" potrà scorrazzare in giro dicendo che TUTTI gli Italiano lo vogliono. Che il PD è il primo partito. Si ha ragione ... di "inculati".

    Report

    Rispondi

  • ENYATZ

    03 Luglio 2014 - 19:07

    MISERABILI.

    Report

    Rispondi

blog