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Notizie dal sommerso

Due cose. La prima, meno seria, è che proprio in questi giorni mi è giunto sulla scrivania "Milano sull'acqua", un libro del commissario Expo editato dal Corriere della Sera. Chiamiamola sfiga editoriale. La seconda è che la mia (nostra) senescenza di giornalista o di semplice cittadino, bombardato dalle notizie e anestetizzato da drammi quotidiani pressoché infiniti, per scuotersi abbia avuto bisogno di una notizia come questa: "Milano, canile allagato: salvi i cani, dispersi i gatti". Morti affogati, cioè. E sarà che a quel canile peraltro bello ed efficiente, costato 6 milioni, io c'ero stato di recente, e che ricordo ancora le espressioni di due o tre bestiole. Ma mi colpiscono, più che altro, le tortuose traiettorie emotive di cui talvolta abbiamo bisogno per realizzare che qualcosa sta succedendo davvero, e che non è solo un ripetitivo rullo mediatico di immagini e notizie che rischia di lasciarci indifferenti. C'è gente dispersa, mezza affogata, rovinata: ma per tornare a comprenderlo vividamente, talvolta, servono espedienti che incidano nell'animo, per esempio l'immagine di animali che annaspano in una gabbia. Poi, nella serata di ieri, la notizia è stata smentita: tutti gli animali sono stati salvati e, anzi, pare che la reazione di addetti e volontari sia stata esemplare. Ma fioccavano polemiche: sulle false notizie, le strumentalizzazioni, la troppa vicinanza al fiume, colpa vostra, no, vostra. La letargia novembrina riammantava tutto.

di Filippo Facci
@FilippoFacci1

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