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L'amichettismo che fa impazzire la politica

Iris Devigili Cattoni
Iris Devigili Cattoni

Ha una laurea in scienze storiche cui sono seguiti due master in Marketing, comunicazione e social media e in Marketing strategico. Da oltre dieci anni è consulente di marketing e comunicazione digitale ed è stata docente per i master post laurea alla Business School de Il Sole 24 Ore. Autrice del libro “Buyer Personas. Comprendi le scelte d'acquisto dei clienti con interviste e Modello Eureka!”, ha scritto diversi contributi per pubblicazioni di colleghi e amici. Si dedica alla scrittura e conduzione di trasmissioni televisive, modera dibattiti, presenta libri e coltiva la sua passione per l'uso della voce. Patita di sport, si divide tra running e padel.

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Circa una settimana fa, durante la trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro, Giorgia Meloni ha parlato di amichettismo inteso come quella pratica secondo la quale per avere ruoli pubblici di rilievo, fino a prima del suo insediamento, era consuetudine affiliarsi a circoli o contesti vicini ai partiti di governo; ambienti che facilitavano chi ne faceva parte nell’acquisire cariche pubbliche, grazie alle amicizie che si creavano internamente ad essi. Secondo Meloni quel tempo è finito.

All’ascolto di queste parole, come si suol dire, si è scatenato l’inferno e chi si è sentito preso in causa ha risposto con quella che spesso si ritiene essere la miglior difesa, ossia l’attacco. In risposta alle accuse di amichettismo, certa sinistra ha a sua volta tacciato Giorgia Meloni di familiarismo.

A mio avviso, tale risposta non ha centrato il punto sulle parole della premier. Meloni ha detto senza peli sulla lingua quello che intende con il termine amichettismo: ”Il mondo nel cui quale per le nomine pubbliche la tessera del PD fa punteggio è finito …” e prosegue “...Ci vanno le persone che hanno un merito indipendentemente dalla tessera…” 

Chi, all’ascolto di tali parole si è sentito attaccato, ha rimandato al mittente l’accusa affermando che lo stesso accade nello schieramento di centro destra e focalizzando la polemica sulla nomina del nuovo direttore del teatro di Roma Luca De Fusco. De Fusco ha indiscutibili competenze ed esperienza essendo regista affermato ed avendo ricoperto la carica di direttore in altri teatri come lo Stabile del Veneto, di Napoli e di Catania; inoltre non ha alcuna tessera di partito.

A ben vedere, penso che sia normale e sensato che un leader politico si attorni di persone di cui si fida, che hanno un analogo pensiero, che condividono le scelte, che hanno uno spirito collaborativo in quanto animati dallo stesso sentire. Il problema sorge se tali soggetti mancano di adeguate competenze e capacità.

Sta a dire: la pensiamo nello stesso modo e abbiamo fiducia reciproca? Bene, le basi di collaborazione ci sono, ma poi ci deve essere la capacità di portare risultati. Detto questo, ciò che mi ha fatto sorridere – perché altro non si può fare - è l’accusa di familiarismo sollevata alla premier per le nomine di Francesco Lollobrigida, compagno della sorella, a Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e di Arianna Meloni a responsabile della segreteria politica e del tesseramento di Fratelli d'Italia.

Capirei se Giorgia Meloni avesse messo in ruoli chiave di governo persone di famiglia improvvisate, che nulla sanno di politica e senza competenze, ma le cose non stanno così. Lollobrigida è stato innanzitutto un militante nel Fronte della Gioventù con lei fin dagli albori e insieme hanno fatto un percorso politico che li ha portati fino ad oggi. L’attuale Ministro è laureato in giurisprudenza ed ha acquisito negli anni esperienza politica come assessore regionale e come deputato.

Arianna Meloni è sì la compagna di Lollobrigida, lo è da vent’anni, ma anch’essa ha iniziato a fare politica con la sorella minore da giovanissima nel Fronte della Gioventù. Quindi, di cosa stiamo parlando? Tra l’altro faccio un’ulteriore considerazione. Arianna Meloni non ha incarichi di governo, ma interni a Fratelli d’Italia; questo significa che all’opposizione non dovrebbe interessare il ruolo che le è stato affidato, visto che il suo operato è legato specificamente alle attività di partito.

In secondo luogo, se non fosse persona capace e di esperienza, Giorgia Meloni non le avrebbe di certo assegnato un’incarico delicato e importante per il partito, giacché si sarebbe data la mazza sui piedi. Aggiungo poi che se anche l’opposizione ritenesse che sia stata messa in quel ruolo esclusivamente perché membro della famiglia, pur non essendo idonea a farlo, dovrebbe esserne oltremodo gioiosa, giacché il suo peggior avversario avrebbe messo in un ruolo strategico una pedina debole, se non addirittura dannosa.

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