Sotto i cieli canadesi si è rivista un’Italia che in Formula 1 mancava da troppo tempo: giovane, sfrontata, perfino inevitabile.
Cambia il panorama. Cambiano le gerarchie. Antonelli non rincorre più il futuro, lo parcheggia in prima fila e gli chiede i documenti. Mercedes è tornata centro di gravità permanente: aggiornamenti centrati, macchina piena, box incendiario. Russell veterano col gomito largo, Antonelli già troppo ingombrante per fare il bravo figlioccio. Ferrari non è morta: Hamilton ci riprova e la tiene sveglia. Leclerc la trascina come un carrello col freno tirato. La macchina almeno respira. McLaren invece resta il solito paradosso: velocissima finché non deve pensare. Poi vede due nuvole, monta le verdi e trasforma Montreal in una riunione di condominio con le intermedie. Red Bull? Verstappen tiene ancora in piedi la baracca, e Hadjar, strano a dirsi, tiene botta. Ma più di qualcosa, dietro le quinte, scricchiola.
Cambia che Antonelli ora comanda. Non cambia che in Formula 1 i predestinati piacciono a tutti. Fino al momento in cui iniziano davvero a stare davanti.