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Luigi Di Maio mangia come un bove: quanto ha speso al ristorante, un conto spaventoso

di Brunella Bolloli mercoledì 3 febbraio 2021

3' di lettura

Dalla scatoletta di tonno sembra passato un secolo. Quei grillini che dovevano fare la rivoluzione e aprire il Parlamento per dare un calcione alla casta mangiona siedono oggi nei posti di comando, al vertice dei ministeri (anche se la situazione è molto in divenire), vedono gente, sentono cose, incontrano persone. Pranzano e cenano. Spesso a carico dei contribuenti. Luigi Di Maio, ad esempio, titolare degli Affari Esteri, è giovane e magrolino eppure per "lavoro" deve intrattenersi a tavola con colleghi italiani ed esteri. Da buon campano Gigino ama la pizza, ma da quando vive a Roma ha allargato gli orizzonti culinari alle specialità locali, infatti quando ha ricevuto il suo omologo francese, Jaean-Yves Le Drian, l'ha portato a Campo de' Fiori da "Luciano, cucina italiana" ricevendolo così: «Benvenuto, questo ristorante è il re mondiale della carbonara». Impossibile accusarlo di avere rischiato l'incidente diplomatico.

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Nei mesi scorsi, però, con l'incubo del Covid e i ristoranti chiusi per volere del governo, il titolare degli Esteri ha approfittato quasi sempre di un servizio catering, naturalmente a spese del ministero. Pranzi e cene di alto livello si sono tenuti nell'appartamento di rappresentanza della Farnesina e non sono stati soltanto con esponenti stranieri a cui fare saggiare le prelibatezze nostrane, ma anche con ministri del fu esecutivo giallorosso. Il sito LabParlamento ha infatti scoperto almeno sei colazioni gran gourmet degne di nota. Il 27 maggio alle 20.30 Di Maio ha cenato con la titolare dell'Istruzione Lucia Azzolina, sua compagna di partito. Forse avranno parlato di banchi a rotelle e rientro in classe degli alunni, di esami di maturità o di vaccinazione per i professori, fatto sta che deve essere stato un lauto pasto visto che la cifra finale protocollata dagli addetti del ministero si aggira sui 200 euro più Iva.

Ancora prima Luigi aveva ospitato al ministero la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, pure lei grillina, "madre" del reddito di cittadinanza, e anche in questo caso la somma spesa è più o meno simile a quella sborsata per conversare a tavola con la Azzolina. Il 4 novembre il commensale, udite udite, è stato Massimo D'Alema, ex ministro degli Esteri nonché fine intenditore di vini, proprio uno di quei politici su cui il Movimento degli inizi non è mai stato tenero, ma che invece di recente è stato molto apprezzato da Grillo e compagni proprio perché funzionale ai Cinquestelle per entrare nel gruppo S&D al Parlamento europeo. Nelle carte si parla di una "colazione di lavoro" offerta alle 13.30 nel Palazzo a due passi dal lungotevere e infatti, da ciò che risulta a LabParlamento, il prezzo massimo «stimato per la procedura» è salito a 300 euro Iva esclusa. Dal ministero minimizzano: con Baffino c'è stato «solo un caffè», fanno sapere, ma deve essere stato particolarmente ricco se il funzionario incaricato ha autorizzato una spesa pari a 300 euro (senza calcolare l'Iva).

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Una quarta volta l'ex reggente Cinquestelle ha invitato tre imprenditori internazionali e per il menu non ha badato a spese: 800 euro più Iva. Il 6 ottobre ha mangiato con un ospite top secret (il nome non è stato comunicato) e una sesta volta, più di recente, il conto ha superato il centinaio di euro: stavolta l'ospite era il ministro della Salute Roberto Speranza. Forse i due dovevano parlare di vaccini e pandemia e già che c'erano si sono fatti servire da camerieri in divisa.Sì perché ogni pranzo (o cena) di "lavoro" comprende antipasto, primo, secondo di carne o di pesce, dessert, vino di qualità e personale di servizio. Per carità, tutto lecito e tutto in linea con il passato e i governi precedenti.

Come sempre accade, infatti, l'amministrazione copre le spese di rappresentanza non solo del ministro ma di tutte le alte cariche del ministero e ciò si verifica in ogni altro dicastero e sede istituzionale. «Gli incontri di natura politica sono invece a carico personale del ministro. È la norma. Troviamo francamente sorprendente è surreale l'attenzione mediatica sulla vicenda», tagliano corto dalla Farnesina. Peccato che mentre i ministri gustano piatti stellari, gli italiani sono sempre più ridotti alla fame, anche a causa della pandemia e del lavoro che non c'è. 

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Questa, in ogni caso, è una bellissima cartolina del Pd romano. Nella Capitale si diceva: "Non solo Cesare deve essere immacolato, anche sua moglie". In questo caso la moglie è Ruberti e Cesare è il sindaco Gualtieri, che rischia di perdere credibilità. Due cose: non è che con le dimissioni di Ruberti può tornare tutto come prima, perché c'è un pentolone da scoperchiare. Seconda cosa: qui si prova la nobiltà della magistratura. Sarebbe bello che l'ex capo di gabinetto venisse trattato dai magistrati, e da certa stampa, così come vengono solitamente trattati i politici di centrodestra. Il video-commento del direttore di Libero Pietro Senaldi.