Roma, 5 mag. - (Adnkronos) - Hanno rimesso in moto i trattori fermi da tempo, potato l'oliveto, raccolto il fieno. Stanno lavorando la terra per scongiurare il rischio della chiusura definitiva di Castel di Guido, storica realtà del biologico laziale, la più importante con i suoi 2.000 ettari di terreno di proprietà della Regione e gestiti dal Comune di Roma. Un'azienda che per decenni ha rappresentato la migliore esperienza di agricoltura nel Lazio e che da troppo tempo langue a causa di una gestione che l'Aiab, l'Associazione italiana per l'agricoltura biologica, giudica senza mezzi termini "pessima", un esempio eclatante "di inefficienza amministrativa che erode le risorse pubbliche". Oggi cittadini, associazioni, aziende e cooperative dell'agro romano si sono affiancati ai lavoratori occupando Castel di Guido, un'azione dimostrativa per chiedere "alla Regione di riaprire la discussione per evitare ogni idea di privatizzazione" e al Comune di Roma "di aprire un tavolo per il rilancio dell'azienda". Altrimenti? "Altrimenti continueremo l'occupazione, ma confidiamo nella Regione e nel Comune", dichiara all'Adnkronos Andrea Ferrante, direttore Aiab federale, da stamattina sul posto. L'area, che arriva dal patrimonio del Santo Spirito, si occupa da anni del biologico ed è stata protagonista dell'avvio di progetti interessanti, come quello della mozzarella di Castel di Guido con cui venivano rifornite le mense scolastiche della Capitale. In perdita da anni, Castel di Guido è compressa tra una mala gestione comunale e una proprietà regionale che procedono a forza di tagli. Una gestione, quella del Comune di Roma, "non brillante, anzi ultimamente tragica", sottolinea Ferrante, che ha portato all'attuale situazione.(segue)



