(Adnkronos) - Le mafie, sottolinea Coldiretti, controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffè, dello zucchero, dell'acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e della frutta e della verdura. Potendo contare costantemente su una larghissima ed immediata disponibilità di capitale e sulla possibilità di condizionare parte degli organi preposti alle autorizzazioni ed ai controlli, si muovono con maggiore facilità rispetto all'imprenditoria legale. Con i classici strumenti dell'estorsione e dell'intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, oltre il 23% (2.919), sottolinea la Coldiretti, sono rappresentati da terreni agricoli. Ma le mani della Mafia Spa, conclude la Coldiretti, si allungano lungo tutta la filiera e, su un totale di 1.674 aziende confiscate, ben 89 (5,3%) operano nei settori 'Agricoltura, caccia e silvicoltura' e 15 (l'1% circa) nei settori 'Pesca, piscicoltura e servizi connessi', 173 (10%) nella ristorazione ed alloggio e 471 (28%) nel commercio all'ingrosso e al dettaglio, anche nell'agroalimentare. Le organizzazioni mafiose sono consapevoli che, pur non trattandosi del settore che garantisce i guadagni più consistenti e nel più breve tempo, il cibo, rileva Coldiretti, costituisce la necessità primaria, di cui nessuno potrà mai fare a meno. Mettendo le mani sul comparto alimentare le mafie hanno inoltre la possibilità di affermare il proprio controllo sul territorio. Non solo si appropriano di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza ed il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.




