Palermo, 15 mag. - (Adnkronos) - "Ho sempre servito lo Stato con lealta', amore e disinteresse, ma contro di me si e innescata una campagna denigratoria, nonostante io abbia sempre combattuto la mafia con grande determinazione. Io non ho mai chiesto di intervenire sull'inchiesta". La voce a tratti vibra per l'emozione, il tono é basso, ma le parole vengono scandite con cura quasi certosina. Dura in tutto 24 minuti l'autodifesa dell'ex Presidente del Senato, Nicola Mancino, davanti ai giudici della Corte d'assise di Palermo. Lui, imputato eccellente, nel processo per la trattativa tra Stato e mafia, con l'accusa di falsa testimonianza. Oggi, a sorpresa, Mancino ha fatto ingresso nellaula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per assistere alla nuova udienza. Non era piu venuto a Palermo dopo la prima udienza quando venne pesantemente contestato dal popolo delle Agende rosse, capeggiate da Salvatore Borsellino. "Sono qui perche' voglio ascoltare personalmente in aula le telefonate tra me e il povero Loris D'Ambrosio, poi rendero dichiarazioni spontanee", ha annunciato all'Adnkronos entrando nella "navicella spaziale" che negli anni Ottanta aveva ospitato il primo grande maxi-processo alla mafia. Oggi protagoniste dell'udienza l'audio delle registrazioni delle telefonate intercettate tra Mancino e l'ex consigliere giuridico del Capo dello Stato, Loris D'Ambrosio. Numerose telefonate tra i due registrate a partire dal 25 novembre del 2011 all'insaputa dei due interessati. E l'imputato, accompagnato dal suo legale, l'avvocato Nicoletta Piromallo Piergentili, ha aspettato in silenzio l'ascolto delle telefonate, prima di chiedere di parlare. "Ho chiesto di rendere spontanee dichiarazioni sulle conversazioni tra me e il compianto dottor D'Ambrosio - dice Mancino - intercettate dalla Procura a partire dal 25 novembre 2011, quando non ero ancora stato iscritto nel registro degli indagati. E poiche' la mia iscrizione nel registro degli indagati e' del 14 giugno 2012, pochissimi giorni prima delle conclusioni delle indagini, accompagnata dalla richiesta del mio rinvio a giudizio con l'accusa di falsa testimonianza, il contenuto delle conversazioni che precedono questa data e' la prova del mio leale comportamento spontaneo e veritiero rispetto a un'accusa, rimasta priva di prova, di mendacio e di reticenza di cui sono accusato". (segue)



