(Adnkronos Salute) - L'urgenza inderogabile del potabilizzatore e' legata al fatto che l'invio di acqua potabile garantita dal gestore idrico e' vanificata dal fatto che il serbatoio del carcere, dove questa confluisce, e' unico, e dunque l'acqua potabile si mischia con quella contaminata. Inoltre l'impianto del carcere non e' frazionabile e fornisce acqua a tutte le strutture, comprese le cucine dei detenuti e quella degli agenti, il bar, le sezioni detentive per l'utilizzo diretto (bere, cottura, reidratazione e ricostituzione alimenti, uso personale e docce). A Civitavecchia, a seguito della scadenza della deroga, il sindaco Pietro Tidei, con ordinanza del 31 dicembre scorso, ha vietato l'acqua contaminata per uso potabile, per la cura dell'igiene personale e per la preparazione degli alimenti ordinando, contestualmente, al gestore idrico di garantire - fino al termine dell'emergenza - un adeguato rifornimento di acqua potabile (5/6 litri al giorno) ad ogni cittadino, compresi quelli detenuti nelle due carceri cittadine, dove ancora non e' stato risolto il problema dell'installazione di potabilizzatori. Analoghe problematiche si riscontrano nel carcere di Latina dove, nonostante l'emergenza, i detenuti continuano ad utilizzare l'acqua che esce dai rubinetti. "Quello che sta accadendo rispetto al problema arsenico - sottolinea Marroni - e' una lesione grave a questo diritto per tutti i cittadini liberi. A maggior ragione per i cittadini detenuti, costretti ad utilizzare solo l'acqua inquinata del carcere, non potendo approvvigionarsi altrove".



