Roma, 11 mag. (Adnkronos) - 'Parola d'umiltà e formata la società...'. Male lingue sono quelle usate nei Codici della 'Ndrangheta per comunicare tra gli affiliati; sono i gerghi dai lontani echi medievali, sono gioco linguistico, camuffamento, alterazione. La malavita le usa per nascondere e per ribadire un'appartenenza. Il saggio' Male lingue. Vecchi e nuovi codici delle mafie' (Luigi Pellegrini editore, pp. 248, euro 18), e' un lavoro a più mani, firmato da Nicola Gratteri, Marta Maddalon, Antonio Nicaso, John B. Trumper. Dunque due tra i maggiori esperti della criminalità organizzata e due linguisti ed etnolinguisti hanno messo insieme le loro conoscenze, con lo scopo di riunire entrambe le componenti che, inscindibilmente, costituiscono i codici delle vecchie e nuove mafie. Perche' la 'ndrangheta è la più potente delle associazioni criminali: si è estesa al Nord e oltreoceano, si è evoluta, ma i suoi Codici vengono ancora tramandati. I codici nascondono e modificano le norme di comprensione in modo da confondere, fuorviare chi non deve sapere, ma costituiscono anche strumenti per affiliare, definendo il cerchio ristretto 'di chi sa'. I contenuti e la lingua di questi testi sono stati messi sotto la lente dagli studiosi e hanno fornito risposte alle molte domande che il fenomeno delle associazioni mafiose pone fin dalle sue origini. Da dove nasce la necessità di creare un insieme di regole e prescrizioni, da quando vengono ricopiate e trasmesse, chi sono i protagonisti dei racconti che gli 'ndranghetisti si inventano, perché è necessario creare un mito intorno a queste associazioni? I codici diventano quasi un genere letterario, appartenente al vasto filone della letteratura popolare. Fin dalla fine dell'Ottocento, vengono trascritti su innocui quaderni, in grafie svolazzanti, mentre oggi su fogli a righe o block notes, utilizzando, talvolta, simboli crittografici trovati in rete. (segue)




