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Marxisti e laici contro l'eutanasia

Sconcerta la superficialità con cui Italia e Paesi occidentali affrontano il drammatico tema del suicidio assistito
sabato 31 gennaio 2026

3' di lettura

Nella conferenza stampa di fine anno, Giorgia Meloni – a proposito di leggi sul suicidio assistito – ha dichiarato: «Io penso che il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi, (...) ma sia semmai cercare di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi ha gravi patologie e delle loro famiglie ed è il lavoro che fa il governo con l’aumento dei fondi per le cure palliative e l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui caregiver familiari. Penso che il nostro compito sia quello di combattere la solitudine e l’abbandono che fanno vedere il suicidio assistito come un’opzione». Purtroppo nel chiassoso Bar mediatico e politico italiano non si è sentita nessuna vera riflessione, nessun approfondimento sulle parole, di grande spessore, della premier.

È sconcertante, ma non sorprende, la superficialità con cui in Italia e nei Paesi occidentali si è affrontato e si affronta il drammatico dibattito sull’eutanasia e il suicidio assistito, fra l’altro eludendo il problema delle loro conseguenze. Anzitutto si crede che si tratti di un tema confessionale che trova obiezioni solo dai cattolici. Come accadde per l’aborto, quando le profonde riflessioni critiche di grandi personalità del mondo laico – per esempio Norberto Bobbio e Pier Paolo Pasolini – furono snobbate con fastidio perché si doveva far credere che solo i cattolici erano contrari per motivi di fede, mentre non è mai stata una questione di fede. Ora accade lo stesso per eutanasia e suicidio assistito. Anche in questo caso ci sono state delle personalità laiche, non cattoliche, che hanno avanzato obiezioni importanti.

Franco Fortini (nella foto), uno dei più acuti intellettuali della sinistra italiana, che è stato critico letterario, poeta, polemista e molto altro, il 22 maggio 1988, pubblicò un articolo sull’Espresso con questo titolo: «Non voglio la Buona notte di Stato». Il sommario recitava: «Nessuna legge può intervenire in quel delicato supremo momento che è la morte. E mi sorprende che perfino Rossana Rossanda ragioni su questa materia con principi individualisti». Citava infatti un dibattito tv fra la Rossanda («il mio corpo è mio») e padre Turoldo («il nostro corpo non è nostro») e – a sorpresa – il marxista Fortini, così vicino alle idee politiche della Rossanda, si schierava: «Ero, occorre dirlo? Dalla parte di Turoldo». Fortini enunciava molti argomenti che meriterebbero vera riflessione. E si chiedeva: «Sta davvero a quelli come me che si considerano comunisti di un comunismo in fièri (...), contribuire alla distruzione delle differenze fra sacro e profano (...) che oggi è fondamento ideologico di orrore e barbarie delle tecnocrazie? Tocca a noi contribuire ad accettare la mercificazione e la riduzione a valore di scambio di ogni parcella della tradizione del sacro? È questa la “laicità” di cui menar vanto?

» Un altro suo pensiero: «Non è assurdo prevedere una società prossima ventura dove, come in certune dei cosiddetti primitivi, si fosse per cultura abituati a prevedere la morte di Stato per chi fosse inabile affatto alla produzione o avesse raggiunta una età prefissata dai parlamenti». Voglio infine consigliare, Contro l’eutanasia. Un grande medico, laico e non credente, ci spiega perché non possiamo accettare l’eutanasia (Lindau). L’autore è il celebre oncologo Lucien Israël, presidente dell’Académie des Sciences Morales et Politiques dell’Institut de France. È un uomo che ha dedicato la vita alla lotta contro il cancro e la sofferenza. Merita una riflessione?

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