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Umberto Eco, l'uomo di cultura oltre le politicizzazioni

La casa editrice La nave di Teseo lo celebra con un volume, un commosso omaggio firmato da Roberto Cotroneo che ci aiuta a scoprire l’uomo, andando oltre il grande erudito
di Francesco Musolino venerdì 13 febbraio 2026

3' di lettura

Il prossimo 19 febbraio ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco. La casa editrice La nave di Teseo lo celebra con due volumi in uscita proprio oggi: L’umana sete di prefazioni (pp.546€20) raccoglie parte del vastissimo insieme delle sue prefazioni; Umberto (pp. 160 € 16), è un commosso omaggio firmato da Roberto Cotroneo che ci aiuta a scoprire l’uomo, andando oltre il grande erudito. Curato da Leo Liberti, L’umana sete di prefazioni raccoglie per la prima volta gli scritti “liminari” di Eco dal 1956 al 2015 ovvero introduzioni, postfazioni, testi di apertura e di chiusura. Eco considerava la prefazione uno spazio di libertà, talvolta, persino di sabotaggio gentile: «Credo che questo libro sia appassionante a causa dei suoi difetti», scrive su Le sirene di Titano di Kurt Vonnegut. Le sue prefazioni sono piccole macchine narrative che agganciano il lettore con un paradosso, una deviazione: «C’è stato un tempo che a conoscere Woody Allen si era in pochi», esordisce presentando Saperla lunga. Oppure, si muove fra aneddoti, come per 1984: «Quasi per caso Eric Arthur Blair decise di scegliere, come nom de plume, George Orwell. Quasi per caso decise d’intitolare il suo romanzo Nineteen Eighty-Four».

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Il libro restituisce uno studioso che spaziava con gusto dalla cultura pop alla teoria dell’immagine, dall’umorismo alla critica d’arte, senza mai rinunciare a un approccio provocatorio, come accade celebrando Calvino con una bellissima lectio sul Barone Rampante, inteso come atto di libertà dai dogmi della politica o cogliendo la bellezza dei Peanuts di Schultz, respingendo al mittente quelle gerarchie rigide in cui si arroccano i critici che non leggono libri e chi si atteggia ad intellettuale, senza sapere un bel nulla. Letti in sequenza i testi raccolti dal Liberti permettono di apprezzare la capacità di Eco di intercettare il proprio tempo: «È vezzo dei mass media occuparsi di qualcosa solo se in qualche modo fa notizia», osserva presentando Miti d’oggi di Roland Barthes. L’anniversario incombe ed Eco si presta, suo malgrado, alle letture polarizzanti. Come ha evidenziato Annalisa Terranova su questo giornale, i progressisti continuano a strumentalizzare la tesi dell’“Ur-fascismo”, trasformando un’analisi storico-culturale in un dispositivo di mera delegittimazione politica e mettendo in secondo piano il valore del suo lavoro di saggista e studioso. Il punto, diciamolo senza fronzoli, non è destra contro sinistra, ma il rischio - decisamente attuale di ridurre il pensiero a tifoseria, impoverendo proprio quell’eredità intellettuale che si dice di voler difendere.

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Con Umberto, lo scrittore e amico Roberto Cotroneo restituisce una presenza. Eco è il maestro, il concittadino di Alessandria che rifugge l’enfasi, che non lesina sul sarcasmo («ai congressi di cardiologia non bisogna mai invitare i cardiopatici») e sa smontare con naturalezza le posture culturali più rigide. Nel 2001 Cotroneo pubblicò Eco: Due o tre cose che so di lui; oggi, a distanza di oltre vent’anni, quello sguardo si completa e idealmente chiude un cerchio, trasformando l’osservazione in memoria, il dialogo in un commiato gentile. In queste pagine Eco appare nella sua dimensione più quotidiana: un intellettuale che ascolta prima di parlare, che pesa le parole e non confonde mai l’autorità con l’autoritarismo. Un magistero esercitato senza solennità, spesso attraverso una battuta, un racconto improvviso, un amichevole rimbrotto. Ecco, a dieci anni dalla sua scomparsa, Umberto Eco continua a parlarci perché ci ha insegnato come attraversare i testi – e il mondo – senza smettere di interrogarli, con passione e serietà.

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