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Cento cani per cento scrittori: quando le muse hanno quattro zampe

Lucrezio, Shakespeare, Kafka, Mann: un volume propone un viaggio nella storia della letteratura attraverso le storie d’amore tra gli autori e i loro migliori amici. Che spesso sono finiti nei libri. Un memoir e un romanzo invitano a ribaltare l'abituale visione antropocentrica
di Bruna Magi giovedì 9 aprile 2026

3' di lettura

Può un saggio essere ispirato da uno scondinzolio di gioia senza fine? Accade nel libro di Felice Modica, autore e protagonista di un coro emozionante, colmo di latrati e uggiolii, vicende di creature a quattro zampe spesso più meritevoli degli umani.

Modica attraversa con loro la storia nei secoli e il privato di ciascuno di noi. Titolo: Cave canem! Il cane in cento scrittori (Olioofficina, euro 22, pag. 300), che richiama il celeberrimo mosaico di Pompei con il cane al guinzaglio pronto a balzare contro gli intrusi ma anche disposto a mutare l’atteggiamento aggressivo in un’accoglienza festosa verso coloro che si dimostrano amici.

Questo libro è un viaggio che trasmette un’informazione canina globale, dall’introspezione psicologica al profilo sociale, alla collocazione storica. Sbagliate se ritenete che lui agisca soltanto d’istinto: è pensante e ragiona. Ed è in base a queste considerazioni che il saggio è stato suddiviso in sedici sezioni tematiche, le più svariate, dove vengono raccontati bambini umani e cani bambini, bassotti, bastardi, cacciatori, cani da compagnia, detective, filosofi, misteriosi, mitici, poeti, psicologi, finendo per esserne travolti, assorbiti, innamorati, inquietati, commossi.

Affascinanti le relazioni dei cani con gli scrittori, ma non pensate ad una prospettiva didascalica, viceversa è lieve, festosa, e in certi momenti anche triste e commovente. Universo d’inventiva, conosciamo i cani secondo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Tolstoj, Karen Blixen, Gianni Brera, William Faulkner, Leonardo Sciascia, Mario Rigoni Stern.

Nella “sezione” come dicevamo dedicata ai bambini, Modica sostiene che i cani sono i loro migliori educatori, e anche loro stessi bambini, come ad esempio racconta Rudyard Kipling. Fantastico quello di Teophile Gautier, che in Capitan Fracassa, racconta del vecchio cane Mirault, che inizia ad abbaiare quando al castello in rovina arriva una compagnia di attori, ci prova con la poca forza che gli lascia la raucedine. Nella sezione “bassotti” l’autore stesso confessa di essere un bassottofilo, perché sono tra i cani più simpatici, con il naso da segugio e un cuore da leone, a dispetto della “lunghissima base e della scarsa altezza”, ce li racconta l’autore di Bel-Ami, il mondano Guy de Maupassant, con i suoi Pif, Paf e Bassetto.

Ma i più amati sono i bastardi (potremmo scherzare definendoli “razza eletta”) sono più intelligenti, furbi, resistenti, e, nella loro sezione, Modica fa intervenire il gigante Thomas Mann: il suo Bauschan era descritto come uno pseudo bracco tedesco con certi peli che «gli pendono dagli angoli della bocca». E per lui scriverà il racconto breve Cane e padrone.

E che dire di Franz Kafka, campione di metamorfosi, che raccontava: «Ho tre cani, Tienilo, Prendilo e Maipiù... Maipiù è un dogo bastardo, capace di indagare, uno zingaro». Ma a darvi le soddisfazioni più profonde saranno i classici. Lucrezio sosteneva che anche gli animali privi di parola sono capaci di emettere suoni che variano a seconda dei loro sentimenti che provano, e Lucrezio scriveva che i molossi, con il loro umido muso, e il timore che incutono quando scoprono i denti, quando blandiscono i loro cuccioli fanno uggiolii, suoni di voce diversi da quelli che emettono se in casa restano soli.

Miguel De Cervantes non amava soltanto Don Chisciotte, ma anche Scipione e Berganza, i due cani raccontati come parlanti ne Le novelle esemplari. In ognuna delle tragedie di Shakespeare si citano cani, da Re Lear a Otello. E poi ci sono, semplicemente, i “cani da compagnia”. Lo scrive egregiamente Colette raccontando dispute canine e feline in un giorno d’inverno nel calduccio casalingo, tra Toby, il cane ansioso di uscire, la Cagnolina che è la sua cocca, e lo considera una specie di Mellors, il guardacaccia seduttore di lady Chatterley in veste canina, e Kiki il gatto che invece giudica entrambi con sussiego. Quasi una deliziosa pièce teatrale.

Ma con i cani da compagnia ecco un altro gigante, Cechov, il suo quattrozampe da compagnia è “il cagnolino della signora”, un candido volpino diventa il simbolo di un’aristocrazia in decadenza che scivola velocemente verso la fine, la Rivoluzione d’ottobre. Così come Bendicò, l’alano del Principe di Salina è il fedele compagno di una vita sconvolta dall’arrivo di Garibaldi. Ci sono anche i cani misteriosi e gli psicologi, e quelli così bravi nel suscitare emozioni da trascendere persino i classici. Sono i Mitici. Tra loro Argo, il cane che trascorse vent’anni ad aspettare il suo padrone prima di lasciarsi morire. Omero lo raccontava oltre tremila anni fa, ma il legame tra uomini e cani è ancora quello. Forte come allora.

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