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Il pressapochismo sta conquistando la società attuale

Spesso le conseguenze più gravi nascono da trascuratezze ripetute nel tempo: così si afferma una delle derive più insidiose di oggi
di Steno Sari domenica 14 giugno 2026

2' di lettura

Non è quasi mai un singolo grande errore a cambiare tutto, ma una lunga serie di piccole leggerezze lasciate correre. Ed è lì, in silenzio, che si consolida una cultura dell’approssimazione, fino a diventare ciò che finiamo per considerare normalità. Spesso, infatti, le conseguenze più gravi nascono da trascuratezze ripetute nel tempo. È così che il pressapochismo, lentamente, si trasforma in una delle derive più insidiose della società contemporanea.

Non si tratta soltanto di fare male le cose. Il pressapochismo è una mentalità. È l’abitudine ad agire senza approfondire, a parlare senza verificare, a lavorare senza cura, a decidere senza responsabilità. È il trionfo del “va bene così”, in un mondo dove conta più apparire efficienti che esserlo davvero. Nel lavoro il fenomeno è ormai evidente. Aziende che promettono qualità ma che sacrificano tutto alla velocità; professionisti che smettono di aggiornarsi; dirigenti che prendono decisioni senza conoscere realmente i problemi; dipendenti che eseguono procedure in modo automatico senza comprenderne il senso. Sempre più spesso il cliente, il paziente o il cittadino si trovano davanti persone presenti fisicamente ma assenti mental mente.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. In sanità basta una valutazione superficiale per compromettere una diagnosi. Nell’edilizia un controllo fatto male può trasformarsi in un rischio concreto. Nel giornalismo la corsa alla pubblicazione immediata porta talvolta a diffondere notizie incomplete o non verificate. Persino nella scuola il pressapochismo emerge quando si preferisce “finire il programma” invece di insegnare davvero a ragionare e di aiutare ad acquisire competenze.

Ma il problema non riguarda soltanto il lavoro o la scuola. Riguarda una trasformazione culturale più profonda. I social network hanno accelerato il consumo rapido delle informazioni: si leggono titoli senza approfondire contenuti, si commenta senza capire, si giudica senza conoscere. La velocità ha sostituito la riflessione. L’apparenza ha preso il posto della sostanza.

Dal punto di vista sociologico il pressapochismo nasce anche dalla cultura della prestazione continua. Oggi molti vivono schiacciati dall’urgenza di produrre, di mostrarsi e di dimostrare. In questo clima la qualità diventa secondaria rispetto all’immediatezza. Fare bene richiede tempo, attenzione e coscienza; fare in fretta, invece, dà soltanto l’illusione dell’efficienza. Esiste poi un aspetto ancora più inquietante: la normalizzazione della mediocrità.

Quando l’approssimazione diventa abitudine, chi lavora con serietà rischia persino di apparire eccessivo. La competenza silenziosa viene oscurata da chi sa vendersi meglio. Così si costruisce una società dove l’immagine vale più della sostanza e dove il rumore conta più della preparazione. Il pressapochismo è la forma moderna della irresponsabilità: non distrugge tutto subito, ma logora lentamente ogni cosa. Consuma fiducia, credibilità e senso del dovere. Forse il vero progresso oggi non consiste nel fare di più, ma nel tornare a fare bene. Perché la qualità non è perfezionismo: è rispetto. E ogni cosa fatta con coscienza contribuisce a rendere migliore l’ambiente in cui viviamo.

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