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Maria Callas, gli inediti sugli ultimi anni di vita della Divina

Ritrovate in un baule le bobine delle lezioni di canto tra la soprano e il tenore. Spuntano nuovi dettagli sulla morte di Maria
di Enrico Stinchelli domenica 21 giugno 2026

4' di lettura

Nella sala Toscanini del Teatro alla Scala sono stati presentati in anteprima alcuni documenti destinati a far discutere studiosi, appassionati e melomani di tutto il mondo. Si tratta delle registrazioni inedite delle lezioni di canto tra Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, materiali che saranno al centro di una speciale serie di trasmissioni in onda su Rai Radio 3 a partire dal 22 giugno.

La storia del loro ritrovamento sembra uscita da un romanzo. Grazie agli eredi del grande tenore, Giuseppe Di Stefano Jr. e Floria Di Stefano, da un vecchio baule dimenticato sono emerse bobine contenenti ore di lavoro tra due dei più grandi artisti del Novecento. Non semplici lezioni di canto, ma il racconto vivo di un rapporto umano e artistico straordinario.
Quello che emerge dalle bobine è anzitutto il rapporto profondo che legava Maria Callas a Giuseppe Di Stefano.

Un rapporto che va ben oltre la collaborazione artistica. Secondo Floria Di Stefano, i tre grandi amori della vita della cantante furono Giovann Battista Meneghini, Aristotele Onassis e infine Giuseppe Di Stefano. Quest'ultimo rappresentò per la Divina qualcosa di unico: l'uomo al quale affidò non soltanto il proprio cuore, ma anche ciò che aveva di più prezioso, la propria voce.

Quando Maria torna da Pippo, la situazione è drammatica. Ha lasciato le scene nel 1965. Sono trascorsi anni di silenzio, di sofferenza e di depressione. La tormentata vicenda sentimentale con Onassis ha lasciato ferite profonde. La cantante appare smarrita, sfiduciata, quasi incapace di credere ancora nelle proprie possibilità. Ed è qui che entra in scena Giuseppe Di Stefano.

LA VOGLIA RITROVATA DI CANTARE
Le registrazioni mostrano un lavoro metodico, paziente, affettuoso. Il tenore ricostruisce letteralmente la vocalità della Callas: si riparte dal respiro, dall'appoggio, dalla posizione del suono. Si lavora sulle basi tecniche fondamentali, come un atleta che ricominci lentamente ad allenare muscoli rimasti inattivi per troppo tempo. Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di tecnica. Ascoltando queste bobine si percepisce qualcosa di più profondo. Si percepisce la fiducia, l'amore, una donna che ritrova progressivamente la voglia di cantare perché accanto a lei c'è una persona che continua a credere nelle sue possibilità.

Non è un caso che uno dei momenti più emozionanti della serata sia stato quello vissuto da Vittorio Grigolo. Dopo il primo ascolto pubblico di alcuni frammenti inediti, il tenore è apparso profondamente commosso, quasi incapace di trovare le parole. Come lui, molti presenti hanno avuto l'impressione di assistere non semplicemente a una lezione di canto, ma al dialogo tra due anime. E proprio da queste registrazioni emerge con forza un tema destinato a riaprire molte discussioni. Negli ultimi anni si è parlato molto della presunta dermatomiosite che avrebbe colpito Maria Callas. Eppure i documenti sonori degli anni finali della sua vita raccontano una storia diversa e certamente più complessa.

Le esecuzioni della tournée con Di Stefano, i concerti giapponesi del 1974 e soprattutto alcune registrazioni private degli ultimi anni mostrano una cantante che aveva recuperato una parte importante delle proprie capacità vocali. Il suono torna a sostenersi, il fraseggio ritrova autorevolezza, la respirazione appare nuovamente governata con sicurezza. Più che l'immagine di una voce irrimediabilmente compromessa, emerge quella di un’artista che aveva ripreso a studiare e a lavorare su se stessa, ritrovando progressivamente fiducia e controllo tecnico.

IL MISTERO DELL’ADDIO
Ma le rivelazioni più sorprendenti della serata hanno riguardato la morte della cantante. Secondo quanto riferito da Floria Di Stefano riportando le convinzioni del padre, Giuseppe Di Stefano non credette mai né all’ipotesi del suicidio né a quella di una morte direttamente riconducibile alla dermatomiosite. Il tenore sostenne invece fino alla fine che il decesso fosse stato provocato da un infarto cardiaco collegato all'assunzione eccessiva di medicinali.

Una convinzione maturata negli anni e legata anche ai rapporti estremamente difficili che caratterizzarono l’ultima fase della vita della cantante. Floria Di Stefano ha ricordato in particolare le tensioni esistenti con la pianista Vasso Devetzi e le durissime controversie che coinvolsero anche la sorella Jackie Callas. A rendere ancora più inquietante il quadro contribuiscono alcuni documenti e testimonianze relativi agli ultimissimi giorni di vita della cantante, compreso un lascito firmato appena tre giorni prima della morte.

Secondo la ricostruzione riferita nel corso dell'incontro, Maria Callas, pur segnata dalla depressione e da problemi oculari che richiedevano cure costanti, non sarebbe stata affetta da altre patologie tali da far prevedere una morte così improvvisa. E forse il documento più toccante di tutti è quello che pubblichiamo oggi: il biglietto che Maria Callas consegnò a Pippo Di Stefano nel momento più intenso della loro relazione. Poche righe, semplici e commoventi, che raccontano meglio di qualsiasi biografia la natura di un legame destinato a entrare nella storia. Perché, al di là delle leggende, delle polemiche e delle ricostruzioni, Maria Callas e Giuseppe Di Stefano restano ancora oggi la coppia più amata e più celebre che il mondo dell'Opera abbia mai conosciuto.
 

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