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Peppino Zola: "Ecco come l'incontro con don Giussani cambiò la mia vita"

Un incontro straordinario, che cambia tutto nella vita di quel giovane alunno, portandolo a essere protagonista della fioritura del movimento di Gioventù Studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi
di Maurizio Zottarelli lunedì 22 giugno 2026

2' di lettura

Peppino Zola è, per ragioni anagrafiche, uno degli ultimi testimoni del gruppo di amici e studenti che negli anni Cinquanta furono conquistati da don Luigi Giussani al Liceo Berchet di Milano. Un incontro straordinario, che cambia tutto nella vita di quel giovane alunno, portandolo a essere protagonista della fioritura del movimento di Gioventù Studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi, e del quale Zola ci racconta in questo suo Carissimo don Gius (Ares, pag. 247, euro 15) da oggi in libreria. Un racconto non cronologico e con lo stile del memoriale, ma, come spiega il sottotitolo, nella forma di «Lettere postume al mio padre nella fede». Di questo, in effetti, si tratta: di un dialogo serrato con don Giussani, il padre riconosciuto come colui che ha fatto nascere l’autore alla vita della fede donando un significato nuovo all’esistenza. Lettere che, una dopo l’altra, riassumono settant’anni di storia di Cl senza censurare nulla, nemmeno le difficoltà e le incertezze, ma lo fanno senza la pretesa di spiegare ed esaurire alcunché; piuttosto con un racconto “dal basso”, dal cuore di un popolo ripreso dall’occhio un po’ stupefatto di chi si è trovato al centro degli avvenimenti senza aver fatto nulla per meritarlo. Perciò, ecco il ricordo di quei primi mesi nei corridoi del Berchet, lo stupore di fronte a un professore unico e straordinario, i primi appunti, i “raggi”, ovvero gli incontri tra quegli amici chiamati a confrontarsi su temi di attualità come sul significato dell’esistenza; e poi l’età adulta, la responsabilità della famiglia, la politica, fino alla maturità e alla vecchiaia. Tutto vissuto alla luce di quell’incontro di settant’anni fa, nel dialogo “postumo” con chi l’ha generato e nella fedeltà con quella esperienza.

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Questo è, innanzitutto, ciò che racconta Zola: la fedeltà e l’appartenenza a una storia e a una esperienza che si confronta con ogni aspetto della vita, siano le battaglie sul divorzio o in consiglio comunale a Milano (del quale l’autore è stato protagonista per molti anni), come l’educazione dei figli e la scelta di mettere in piedi una scuola. Una appartenenza che si fa confronto e giudizio continuo su tutto, sugli scrittori letti e amati, sui fatti passati e presenti, senza tralasciare nemmeno di riportare al Gius l’attuale dibattito interno a Cl sul nuovo statuto e il futuro del movimento.

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Ecco, questo libro è il resoconto che un uomo di ottantasette anni fa a suo padre di tutto ciò che il loro incontro ha generato nella sua vita. E non lo fa nella recriminazione che di solito, in questo genere di memoriali, i figli riservano ai padri e alle loro mancanze, ma nella riconoscenza e nel riconoscimento di una storia che, nel nome di Gesù Cristo, li ha uniti e ha permesso di cogliere frutti che stupiscono perfino chi di quei fatti è stato protagonista.

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