La celebre linea della palma profetizzata da Leonardo Sciascia continua a salire, raggiunge il Centro e si incunea fra i palazzi ministeriali, le ville e i musei della Capitale. Dopo il Sud dei delitti sotto il solleone, la seconda tappa porta l’indagine nel cuore del Paese e il mistero non smonta più l’esotismo meridionale, ma aggredisce un aspetto più subdolo ovvero la rispettabilità dell’Italia burocratica e dei salotti borghesi, quei luoghi simbolici in cui si esercita da secoli l’arte del potere, del pettegolezzo e del sotterfugio. Basta un corpo e il museo diventa scena del crimine, il parco una trappola, il borgo un groviglio di colpe dimenticate.
Roma è tutto insieme, la capitale politica, giudiziaria, sentimentale e criminale del Belpaese. Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore che della città conosce il lato istituzionale e quello oscuro con Delitto in cornice (Einaudi) riporta in scena Manrico Spinori, il Contino, pubblico ministero aristocratico e malinconico, alle prese con il mondo dell’arte contemporanea. Una performer viene uccisa e attorno al caso si muove un ambiente di artisti, mercanti spietati e collezionisti. Roma è il mercato dell’immagine in cui il prestigio può diventare movente.
Walter Veltroni con Buonvino e l’omicidio dei ragazzi (Marsilio), sposta lo sguardo su Villa Borghese, il Pincio e quella città apparentemente più aperta e accogliente, da poco approdata anche su Rai 1 con la serie Buonvino Misteri a Villa Borghese. Il commissario indaga sulla morte di una ragazza giovanissima, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio e il parco, luogo di passeggiate e attrazione per turisti, diventa improvvisamente uno spazio intriso di mistero. Con l’italo-francese François Morlupi entriamo nella dinamica dei quartieri. I suoi cinque poliziotti di Monteverde, guidati dal commissario Ansaldi fanno della città un personaggio, non un semplice sfondo. In Segnale assente (Salani), Morlupi racconta la periferia borghese come una campana di vetro che il delitto fatalmente incrina.
Più cupo è il Balistreri di Roberto Costantini. Nato con La Trilogia del male (Marsilio), il commissario, con un carattere arrogante e svogliato e una tendenza alle dipendenze, incarna il volto maledetto della Capitale in una saga che intreccia Roma e la Libia lungo cinquant’anni di storia italiana. Una storia dopo l’altra, il giallo si fa politico, radiografia di un potere che non muore mai. Nel ventre più nascosto della Capitale si muove Stefano Vicario con Essere o non essere (La nave di Teseo), la nuova indagine del “re degli stracci”, un senzatetto incapace di perdonarsi il passato. L’inchiesta lo condurrà nella Botte, una palestra di lotte clandestine controllata dalla criminalità e la grande bellezza di Roma si squarcia rivelando una soglia fra margine, miseria e ferocia. Infine, in Tutta colpa di una lumaca (Bollati Boringhieri, dal 17 luglio), la sceneggiatrice Silvia Napolitano spedisce il commissario Bruno Ligabue a riaprire il caso di un bambino annegato in piscina, facendo vacillare un castello di bugie domestiche pronte a crollare.
Usciamo dalla Capitale ma restiamo nel Lazio per incontrare Daniele Mencarelli, l’autore di Tutto chiede salvezza, diventato una serie Netflix di successo che firma il noir Quattro presunti familiari (Sellerio). Nei boschi intorno a Norma, in provincia di Latina, riaffiora uno scheletro che chiede di essere riconosciuto. I carabinieri convocano quattro presunti parenti per un confronto del Dna e, sullo sfondo della terra delle bonifiche, il borgo lascia emergere storie sommerse dal tempo. L’attesa di chi vorrebbe finalmente avere dei resti da seppellire diventa la vera protagonista di un romanzo dalla voce sorprendente.
Eccoci in Toscana. Da una parte c’è la Firenze di Marco Vichi, malinconica e anni Sessanta: il commissario Franco Bordelli indaga tra trattorie, colline e nebbie sull’Arno, un romanzo per ogni anno del decennio. Nella recente quattordicesima avventura, Notti nere (Guanda), ritrova la città ferita dall’alluvione del ’66. Dall’altra parte, ecco la Toscana ironica di Marco Malvaldi: al BarLume di Pineta, sulla costa tra Pisa e Livorno, quattro vecchietti impossibili trasformano il pettegolezzo in una macchina d’indagine, tra una briscola e una battuta, sbarcando con successo anche sul piccolo schermo con la serie Sky. In Piomba libera tutti (Sellerio) muore l’odiatissima Giada Meini, ma al bancone resta anche una sedia vuota: se n’è andato Aldo, la voce più saggia dei Vecchietti. Due Toscane, il lutto e la risata, per la stessa terra.
Infine, al largo, ecco l’isola d’Elba di Laura Facchi. In Complice la pioggia (Rizzoli), Maura Amato, 45enne editor di gialli dal cuore infranto, ritrova in un cappotto vintage un biglietto che confessa un omicidio accaduto vent’anni prima: un ragazzo ucciso in un campeggio durante una notte di pioggia. Il cold case la porta sull’isola, fra ex ragazzi diventati adulti pieni di segreti, reticenze e mezze verità con una scrittura brillante e ironica. Una storia via l’altra, il cuore d’Italia non è evasione, ma memoria ed esercizio di potere. Il Giro d’Italia ricerca la bellezza del Colosseo, gli Uffizi e le colline del Chianti ma si finisce in procura, in un bosco pontino, in un campeggio sotto la pioggia. Le città d’arte promettono cultura, svago e leggerezza ma il delitto rivela che la bellezza ci consola, tuttavia, non ci libera dal Male.