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Il console Dentato che non sbagliava una sola mossa

Le teorie del filosofo Plinio il Vecchio sulle origini del nome del console Manio Curo. Vero o non vero...
di Sergio De Benedetti martedì 14 luglio 2026

2' di lettura

Il filosofo Plinio il Vecchio (23/79 d.C.) nel suo trattato “Naturalis Historia” sostiene che il Console Manio Curio Dentato ebbe questo cognome perché fin dalla nascita aveva già i denti sviluppati: di umili origini, a me piace pensare invece ad un Padre che, tra i tanti mestieri, avesse l’abilità di un bravo “cavadenti”.

Vero o non vero, dobbiamo parlare piuttosto di una formidabile opera di ingegneria romana da lui compiuta a partire dal 274 a.C., giusti giusti 2300 anni fa. Iniziamo parlando del fiume Velino che bagnava (e bagna tuttora) la città di Rieti dopo aver ricevuto il contributo delle acque degli affluenti Salto e Turano. Le acque stagnanti che ne conseguivano, rendevano paludosa e malsana la Piana di Rieti che, viceversa, avrebbe potuto invece rappresentare un terreno assai fertile di 5.400 ettari adatto alle coltivazioni di alberi da frutto e cereali destinati alla popolazione sabina, compreso l’approvvigionamento alle razze bovine presenti.

Arci-convinto della necessità di far precipitare le acque del Velino nel fiume Nera, affluente del Tevere, Manio dette l’ordine di costruire un canale (detto Cavo Curiano) che arrivò prima fino all’attuale Lago di Piediluco e successivamente nella località Marmore dove, appunto, precipitò facendo inizialmente arrabbiare gli abitanti di Interamna, l’attuale Terni, salvo poi ricredersi dopo la sistemazione della Cascata. Su tre livelli per complessivi 165 metri, le Marmore è la più alta artificiale d’Europa e tra le più alte al mondo con un effetto scenico impressionante, reso ancor più sorprendente dopo l’utilizzo per la produzione dell’energia elettrica che ne regola a comando il flusso. I dati storici riportano che Manio Curio Dentato nacque nel 330 a.C. e morì nel 270: dunque non sappiamo se riuscì a vedere la sua invenzione completata. Sappiamo però che fu un grande della Roma antica e che rinunciò sempre a riconoscimenti, prototipo dell’incorruttibile, invincibile e disinteressato.

Console nel 290 con Publio Cornelio Rufino, sconfisse i Sanniti dopo una guerra che durava da quasi 50 anni e non fu da meno nella definitiva sottomissione dei Sabini, popolo di dura cervice, a ridosso del territorio romano ed ai quali concesse la cittadinanza ma non il diritto di voto. Pretore “suffectus” nel 284 al posto di Lucio Cecilio Metello ucciso dal popolo celtico “Senõnes”, mosse guerra contro di loro e li sconfisse clamorosamente impinguando il territorio governato da Roma, prima fino all’attuale Senigallia (Sena Gallica) e poi oltre Rimini. Avèccelo.

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