Esercizio superfluo quello di provare a chiudere gli occhi e ad immaginare che Indro sia ancora vivo. Perché in realtà, Montanelli è “sopravvissuto a se stesso”, riuscendo a far discutere e dividere anche a distanza di venticinque anni dalla sua morte, avvenuta il 22 luglio 2009, all’età di 92 anni e 46 chili. Numeri esemplificativi della sua «lunga e tormentata esistenza» incastonata nella storia, quella del suo secolo: il Novecento. Che Indro, nato il 22 aprile 1901, ha vissuto, incarnato, raccontato e accompagnato fino al tramonto, giganteggiando su tutti gli astanti. Rifiutò ogni appartenenza, perché Montanelli era un unicum, un solista o, per dirla con Longanesi, «un misantropo che cerca compagnia per sentirsi più solo».
SEMINATORE DI ZIZZANIA
Controcorrente e contraddittorio, come testimonia la sua unica amicizia politica, da monarchico qual era, con il repubblicano Ugo La Malfa. Non classificabile politicamente e condannato alla solitudine professionale «un disordinato assolutamente refrattario al lavoro di team e animato da uno spirito d’indipendenza che spesso sconfina nella riottosità», fedele al suo quarto nome Schizogene, che significa “seminatore di zizzania”, come testimoniano le tante dolorose separazioni, duelli infiniti, battaglie perse (tante). Voleva essere «soltanto un giornalista», è diventato, invece, tante cose ad un tempo. È stato fascista, criticandone il “ducismo”, dai fascisti che mal digerivano i suoi articoli rischiò di venire ucciso. Dopo l’8 settembre fu arrestato dai nazisti (fuggirà da San Vittore, grazie a sua madre Maddalena che si ammalava e guariva per il figlio), ma non diventerà mai resistenzialista. Diceva di avere una preoccupazione, quella di non diventare un monumento, «perché i monumenti sono troppo frequentati dai piccioni». Profetico e lungimirante, considerati i ripetuti atti vandalici contro la sua statua ai Giardini pubblici di Porta Venezia che portano il suo nome. Fosse in vita chiederebbe lui l’abbattimento, allergico com’era alla retorica e alle commemorazioni, ma almeno si è risparmiato l’onda moralista del neofemminismo.
PROFETICO
Ah, se provassimo a resuscitarlo anche solo per qualche ora, oltre ad un irrefrenabile moto di fastidio, siamo sicuri gli girerebbero altamente anche solo guardarsi attorno, a vedere com’è ridotta la sua Milano e il suo Paese, «dolcemente in stato di anestesia», complice anche il dispiegamento di tecnologia paventato dallo stesso Indro, «sicché l’italiano medio, che era più guardone che lettore prima, è diventato ancora più guardone, ancora meno lettore oggi», come scriveva già nel 1995. Da vero conservatore, nell’accezione più nobile e aulica del termine, Montanelli ebbe la lungimiranza di prevedere non potendo prevenire, così riecheggiano tremendamente attuali le sue parole su democrazia, «il peggior sistema politico eccettuati tutti gli altri», e capitalismo, «il motore che porta avanti la società dal punto di vista economico, ma guai abbandonarlo a sé stesso». Da atlantista e ammiratore degli Stati Uniti, Indro che se avesse vissuto in America si sarebbe schierato con i repubblicani al tempo di Reagan, si troverebbe oggi in grave difficoltà, risultando antitetico a Trump, ben distante dal suo modello liberale.