Leggiamo per consolarci. Ce lo spiega Arturo Perez Reverte, ex reporter di guerra convertito alla narrativa nel 1986 col suo primo romanzo L’Ussaro. Avendo visto da vicino gli orrori dei conflitti Perez Reverte ha maturato lo sguardo disincantato di chi sa che le nefandezze fanno parte della storia umana e che solo la cultura e l’amore (inteso come carità, amicizia, compassione, solidarietà) – come spiega nelle numerose interviste concesse – ci possono salvare dalla decadenza, dalla fine della civiltà. «Se domattina i barbari entrassero nella città di Roma l’uomo di cultura capirebbe che è una legge storica, che è un ciclo che deve compiersi. Chi non ha cultura grida “i barbari, i barbari!. Che orrore, che sfortuna!”. L’uomo colto sa che succede ogni dieci secoli, ogni venti secoli. È soltanto la storia dell’umanità destinata a ripetersi. E la cultura è l’unica forma di consolazione».
Per questo i suoi personaggi sono spesso eroi solitari, affascinanti, dediti all’azione e ricchi di esperienza, ma capaci di comprensione, di accettare le prove del destino, di innamorarsi di donne da cui si sentono attesi da anni o che si illudono di esserlo. Eroi come Miguel Jordàn Kyriazis, un pirata moderno che agisce durante la guerra civile spagnola per sabotare l’invio di armi da parte dell’Unione sovietica alla Repubblica destinata a finire nel 1939. Jordàn, spagnolo di madre greca, cui viene affidata una motosilurante tedesca utilizzando come base operativa l’insenatura di una piccola isola delle Cicladi che per la sua forma è chiamata “la donna addormentata”, è infatti il protagonista dell’ultimo romanzo di Perez Reverte, L’isola della donna addormentata, edito da Settecolori, la casa editrice che dalla fine del 2025 ha acquisito i diritti sull’opera in italiano del popolare scrittore spagnolo.
Dunque in queste pagine troviamo ancora una volta le passioni che fanno da sfondo alla sua scrittura: la storia, il mare, l’avventura. E da dove provengono? Lo stesso scrittore ne ha parlato in una intervista a L’Espresso: «Sono cresciuto vicino al mare e in tre biblioteche: quella dei miei genitori, in cui c’era un po’ di tutto, quella di mio nonno paterno, piena di libri di autori greci e latini e di classici di ogni epoca, e quella di mia nonna materna, una donna molto avanzata per i suoi tempi, che si teneva aggiornata sulle novità del momento e amava molto i romanzi polizieschi. Così, il mio territorio letterario andava da Somerset Maugham a Stevenson e a Jules Verne, da Kafka ad Agata Christie, da Hemingway a Irving Wallace, da Conrad a Stefan Zweig... E poi c’erano i fumetti, tanti fumetti, e il cinema, tanto cinema, nelle sale fumose di quei tempi. Nella mia infanzia non c’era la televisione, l’ho conosciuta soltanto verso i dodici anni. Tutto questo ha via via dato vita a un mondo immaginativo molto potente, che mi faceva desiderare di essere come quei personaggi, quegli eroi che incontravo nei libri, nei fumetti, al cinema».
Jordàn Kyriazis è un marinaio esperto che si fa pirata ingaggiato dai franchisti, ma non serve una causa per l’adesione a un’ideologia ma più che altro per una sfida personale, nessuna bandiera, nessun fanatismo: «Preferiva la certezza del mare alle eventualità sconosciute della terraferma». Il mare è del resto per Perez Reverte orizzonte familiare e metafora dell’eterno: nel Mediterraneo rintraccia le sue radici perché quel mare è «utero di quanto fummo e siamo». Nel suo ultimo romanzo ha immaginato l’isola della donna addormentata nell’Egeo, il mare dei miti omerici, e ne ha fatto il regno del barone Katelios e di sua moglie Lena, che applica una razionalità tutta femminile alle guerre fatte dai maschi: «Quanto è comodo per gli uomini. Avete sempre un dovere a portata di mano», dirà a Jordàn nella sera in cui diverranno amanti. Ma questo dovere, viene chiesto a Perez Reverte, nasce da un’ideologia? «Io non ho un’ideologia – è stata la secca risposta dello scrittore – ho una biblioteca».