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Il Leopardi più segreto nelle stanze di Recanati

Dettagli e curiosità nel libro di Francesco Fabretti, la guida che conosce tutto della casa del poeta
di Silvia Stucchi lunedì 3 agosto 2026

3' di lettura

L'hai certamente studiato a scuola, almeno in un paio d’occasioni se il tuo percorso scolastico è stato quello standard, tre volte se approfondito in ambito universitario. Può darsi che tu l’abbia adorato o maledetto, declamato o bestemmiato; comunque sei sopravvissuto a quel menù degustazione costituito da: interrogazione, compito, esame monografico». Di chi stiamo parlando? Ma di Giacomo Leopardi, ovviamente, e le parole sono quelle di Francesco Fabretti, autore di Una notte a casa Leopardi (Laterza, 176 pp., 18), uno dei libri più originali, densi, documentati, vivi, in una parola: belli, dedicati all’autore delle Operette Morali. Incasellare questo libro in un genere univoco è difficile: è un saggio, ma un di taglio narrativo, in cui l’autore dispiega non solo la sua profonda conoscenza di Leopardi, ma ce lo racconta da una prospettiva particolare: perché Fabretti a Palazzo Leopardi ci lavora, come guida, e non solo, dato che il suo lavoro non si limita solo a condurre i turisti, adoranti o « recalcitranti, presi da sacro entusiasmo o trascinati da professori o fidanzate, a visitare la Biblioteca e le stanze in cui si formò e visse il poeta. Fabretti nei molti anni in cui ha lavorato a Palazzo Leopardi, si è compenetrato in profondità della vita di questa “casa” così particolare (Palazzo Leopardi è ancora abitato, dai discendenti dell’ultimo fratello di Giacomo), ne conosce la storia nei più minuti particolari, ci racconta delle presenze che lo hanno abitato, delle piccole e grandi figure che hanno camminato per i corridoi, a partire dal leggendario Benedetto, morto nel 1901, famiglio dei Leopardi, e prima guida del nascente turismo culturale, sino al cuoco dei Leopardi, sous-chef del leggendario Nebbia di casa Antici (famiglia della madre di Giacomo) - inventore del vincisgrasso, capolavoro culinario marchigiano di cui la lasagna è la banalizzazione generalista.

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La conoscenza di Fabretti della vita segreta di Palazzo Leopardi, di tutte le sue stanze, anditi, mobili, oggetti, libri, quadri, è impressionante, e coinvolge non solo gli antichi abitatori della magione, Giacomo, Monaldo, la madre, i fratelli, le figure trasfigurate nelle opere; ci sono anche i ricordi degli abitanti contemporanei di Palazzo Leopardi, in primis la figura indimenticabile del Conte Vanni, che abitano vividissimi queste pagine. E ci sono i ricordi di Fabretti, che dimostrano – ab uno disce omnes – come si possa costruire la familiarità con un titano del pensiero e della letteratura, dai primi sentori di che cosa sia la poesia di Leopardi sino alla comprensione matura. Ci sono i ricordi dei visitatori illustri, da Re Carlo III, allora principe del Galles, con Lady Diana, a di Richard Wright dei Pink Floyd; dal Presidente della Repubblica, fine conoscitore dell’opera di Leopardi, a Oliver Stone, visitatore inaspettato e spiazzante.

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Il libro custodisce i ricordi di chi negli anni ha cercato di guidare dentro il genio di Leopardi, al di là della vulgata banalizzante di certa scuola, migliaia di visitatori, anche quelli distratti, quelli che erompono con domande impreviste da non specialisti, quelli che, anche quando credono “di aver chiuso la [...] partita col “gobbo” di Recanati e archiviato il faldone in un recesso della memoria dal quale attingere in caso di quiz televisivo, parole crociate, appuntamento al buio con borsista di Lettere moderne”, quando si trovano nelle Marche, complice un acquazzone o “l’imperativo a render le vacanze un momento culturale instagrammabile o forse stimolato dalle paturnie dell’accompagnatore”, programmano una visita a Casa Leopardi. Essa, dalla fine dell’Ottocento, ha aperto le porte a poeti, studiosi, letterati, artisti, intellettuali, politici, registi, attori, sportivi: tutti accomunati dal voler rendere omaggio al genio recanatese; tutti accomunati dall’essersi scoperti – post visita – minuscoli e irrilevanti di fronte a un pensiero che relativizza ogni grandezza; una filosofia che nega ogni assoluto nonostante la nostra arroganza di specie che si ritiene il culmine di un processo evolutivo che dura da miliardi di anni. A chiusura di queste poche righe, una confessione: anche io ho fatto il tour di casa Leopardi, avendo come guida Fabretti; e, come tutti i membri del gruppo, nel sono rimasta incantata. Perché sa fare a perfezione quello che deve fare una eccelsa guida e un buon docente: “portare il proprio mondo dentro alla visita, perché questa la renderà reale e viva”. E così fa anche con Una notte a casa Leopardi.
 

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