I cambiamenti, in meglio, sono possibili ma non arrivano da soli. Bisogna muoversi, decidere, scegliere, lottare. Quando tutto va nella direzione del comando, dell’obbedienza, perdere il proprio peso identitario è un passo breve e anche sicuro. Se non vuoi restare indietro devi armarti di coraggio, di pensieri che consentano la svolta. È pericoloso, certo. Nulla è facile nella vita. Ma se vita deve essere, allora è meglio correre il rischio di battersi per ideali che infiammano quei valori per i quali sarebbe bene farsi sentire. Ti chiameranno nei peggiori dei modi, ti faranno male specie nell’anima. Ma più infieriscono e più ti rendi conto che devi fare qualcosa: la protesta, la ribellione, sono il dissenso verso un consenso pilotato e costruito dall’alto. Non ci stai allo scempio della vita. Eh no. Si può scegliere, subendone le conseguenze anche in modo penoso, ma almeno resti libera nel pensiero e la tua storia, come quella di tanti altri come te, parlerà di coraggio e di svolta, di ideali di giustizia.
In “Ai confini del vento” di Nina Quarenghi, edito da Mondadori, conosci una storia di resistenza. Ines non accetta il regime fascista, nemmeno suo marito Luigi. Entrambi hanno altre idee ed ideali. Sono dei sovversivi, hanno vissuto in Italia, Francia, Russia. Si sono nascosti, sempre. Hanno dovuto misurare i movimenti, criptare messaggi in codice, nascondersi come clandestini, essere capaci a pedinare ed a sostenere gli interrogatori. Una vita difficile, di lotta, di restrizioni, ma di fervore verso l’attivismo che smuove l’ideologia verso qualcosa di giusto, di possibile. Ines passa da un carcere all’altro sino al confine del mondo, Ponza. L’esistenza lì è dura, aspra, controllata e sorvegliata. Il confino non è come il carcere. I divieti sono all’ordine del giorno e sono tanti. Ines e uno sparuto gruppo di donne, combattenti come lei, cinque in tutto, le infrangono. Vogliono leggere, vogliono accedere alla biblioteca che non può essere solo degli uomini.
La Cultura appartiene a tutti, indistintamente. Ma non per il fascismo, che visiona tutto e controlla ogni cosa. È facile perdere l’equilibrio, a Ponza. Si vive da confinati politici come bastardi appestati. Il fardello da sopportare è pesante, ma loro sopportano con la ribellione, con la resistenza, in tutto: alla fame, al freddo, alla miseria, all’umiliazione dei militi, alla solitudine. Una storia pregna di atti e azioni di coraggio, di umanità, di un profondo riscatto per ottenere la libertà, di tutti.