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Electrolux: Zaia, governo resta muto

domenica 26 gennaio 2014

2' di lettura

Venezia, 20 gen. - (Adnkronos) - "Con l'ovvio sì di Electrolux alla proposta di Confindustria Pordenone sul taglio del 20 per cento al costo del lavoro per evitare la delocalizzazione delle produzioni, ormai tutti i soggetti in campo si sono pronunciati: il sottoscritto e i miei colleghi governatori di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia-Romagna in modo compatto, la Confindustria, la proprietà, i dipendenti, i sindacati di categoria e non, gli enti locali. L'unica voce che non si è ancora sentita è quella del governo. Da due mesi attendiamo la convocazione di un tavolo con l'azienda, solenne impegno assunto da Palazzo Chigi. Ma per ora si è visto soltanto un twitter poi smentito dall'autore e dai fatti". Il Presidente del Veneto, Luca Zaia, commenta così la proposta di Confindustria di un piano per abbassare il costo del lavoro dei dipendenti Electrolux e il successivo sì dell'azienda. "Non voglio qui dire se la proposta di Confindustria sia oppure no la ricetta vincente, anche se l'associazione degli industriali ha avuto quantomeno il merito di porre il dito nella piaga: Electrolux non lascia a piedi 1.600 dipendenti soltanto per un capriccio o perché il mercato è in crisi, ma semplicemente perché in altre zone d'Europa trova condizioni fiscali e contributive più favorevoli - prosegue Zaia -. E non sarò certo io a suggerire soluzioni, certamente io e i miei colleghi governatori gradiremmo conoscere il piano industriale direttamente dall'Azienda, a un tavolo e non da indiscrezioni sui giornali. Ma il governo non ce lo permette". "Credo che a questo punto - conclude - occorra prendere il toro per le corna e graniticamente, io e i miei colleghi governatori, lanciare un ultimatum al governo: convochi Electrolux, ci faccia spiegare che 1.600 lavoratori sono a rischio per le inerzie di ben due governi sul tema del lavoro e presenti proposte concrete e immediatamente operative per evitare un danno irrimediabile a ben quattro economie delle locomotive del Paese. Sarebbe il miglior job act possibile, altro che parole e slogan…".

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