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Fisco, Maurizio Leo: "Riforma pronta, aliquota al 33% fino a 60mila euro". Meno tasse al ceto medio

di Sandro Iacometti domenica 31 maggio 2026

5' di lettura

Sembrava una missione impossibile, eppure la riforma fiscale è in vista del traguardo. Viceministro Maurizio Leo cosa manca per completare l'iter?
«Possiamo dire di essere in dirittura d’arrivo. Mancano pochi decreti legislativi e 2 testi unici. Uno di questi, quello relativo alle imposte sui redditi, verrà approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il prossimo giovedì. Dagli attuali 444 diversi interventi normativi, passeremo a soli 8 testi unici. L’obiettivo finale sarà il codice tributario che ordinerà la materia, tutto in un unico provvedimento».

In poche parole?
«Certezza dei rapporti e semplificazione del sistema. Che sono anche alcuni dei pilastri sui quali si è basata la riforma fiscale».

Ora siamo curiosi di sapere gli altri...
«Riduzione delle tasse e lotta all’evasione fiscale. In sintesi sono i quattro principi che hanno guidato la nostra azione in questi anni, con un approccio che possiamo definire totalmente opposto rispetto al passato».

Possiamo dire che giovedì prossimo si chiude un percorso rivoluzionario per il nostro sistema fiscale?
«Sa quando è stata fatta l’ultima riforma organica del sistema fiscale in Italia?».

No, mi dica...
«Nel 1971. Questo significa oltre 50 anni fa. E sa qual è la cosa comica?».

Quale?
«Che sia stato un governo di centrodestra a farla, quando molti si professano progressisti e riformisti, ma in realtà non si era fatto nulla di concreto».

Quanti decreti legislativi e testi unici sono stati necessari per portare a termine il lavoro?
«Al momento contiamo 18 decreti legislativi e 6 testi unici, per un totale di 24 provvedimenti legislativi in GU. Altri 4 sono stati approvati preliminarmente dal Consiglio dei Ministri ed è iniziato l’iter parlamentare. Poi potremo dire non solo di aver compiuto una vera e propria rivoluzione fiscale, ma di averlo fatto anche bene».

Detta in questi termini suona un po’ autoreferenziale, non crede?
«Potrebbe, ma la verità è che ci sono diverse istituzioni, totalmente indipendenti da questo governo, che hanno riconosciuto il contributo positivo delle nostra riforma fiscale».

Per esempio?
«L’altro ieri la Commissione europea, nell’analisi della situazione macroeconomica italiana per il 2026, ha lodato il lavoro svolto in questi anni dal governo Meloni, riconoscendogli di aver saputo tenere in ordine i conti, ma anche di aver ridotto l’evasione e rafforzato la sostenibilità fiscale. È cambiata totalmente la percezione dell’Italia in Europa. Questo è un aspetto che ci rende orgogliosi».

Però qualcuno, nonostante tutte queste misure, ha detto che voi avete aumentato le tasse, chiamando in causa il fiscal drag e l’aumento della pressione fiscale.
«Sono due aspetti non veritieri che sono in contrasto con la realtà dei fatti».

Landini vi accusa di aver sottratto a lavoratori e pensionati oltre 25 miliardi di euro con il fiscal drag. Non è così?
«Assolutamente no. La Bce, Banca d’Italia e Istat hanno riconosciuto che abbiamo più che compensato il fiscal drag riducendo le aliquote Irpef, peraltro in modo strutturale, da quattro a tre e tagliando il cuneo fiscale fino a 40.000 euro».

Ora vogliamo sapere anche la seconda menzogna.
«Molti hanno strumentalizzato il concetto di pressione fiscale, accusando il governo di aver aumentato le tasse. Ma l’aumento della pressione fiscale non corrisponde a un aumento generalizzato delle tasse».

In che senso?
«Per capire cos’è la pressione fiscale occorre ripassare le divisioni, materia che si insegna alle elementari. Da un lato abbiamo il dividendo, che è la sommatoria delle tasse, dei contributi e del gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale, e dall’altra parte il divisore, che è il Pil del Paese, la sommatoria di investimenti, consumi e altre voci. La pressione fiscale aumenta anche quando ci sono più occupati e quindi più redditi soggetti a tassazione. Dunque, sono aumentati i contribuenti, non le tasse. Tanto è vero che l’occupazione, rispetto a tre anni fa, è aumentata del 2,4%. Inoltre, grazie al lavoro prezioso dell’agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza, sono stati recuperati oltre 100 miliardi di euro, sempre nel triennio 2023-25. Ecco come è aumentato il dividendo che ha avuto effetto sulla pressione fiscale».

Ma alla fine siete riusciti a cambiare il rapporto tra fisco e contribuenti?
«Abbiamo rafforzato lo Statuto dei diritti del contribuente, aumentando le tutele per il cittadino. Prendiamo a esempio il principio del contraddittorio preventivo: nessun accertamento può essere notificato senza aver svolto un serio confronto con il contribuente. Bisogna dialogare, anziché vessare i contribuenti ma essere inflessibili con chi froda l’Erario».

È giusto una misura, come fa a dire che non avete vessato le persone?
«Abbiamo ridotto del 30% le sanzioni amministrative, in linea con i parametri europei. Fino a tre anni fa avevamo sanzioni spropositate, in alcuni casi anche oltre il doppio rispetto alla somma per la quale era stata accertata la violazione».

A un certo punto vi hanno accusato di favorire l’evasione, perché avete stoppato le sanzioni penali per chi non pagava le tasse.
«Attenzione: abbiamo stoppato le sanzioni penali per chi dichiara e non può pagare. È diverso. Lo Stato deve ascoltare il cittadino, non perseguitarlo. Se il signor Rossi chiama l’amministrazione e dice: “Io dichiaro perché voglio pagare le tasse, ma in questo momento non riesco e vorrei comunque mettermi in regola” perché accanirsi contro di lui?».

Torniamo ai provvedimenti della riforma. Ci sono novità anche sulla giustizia tributaria?
«A giugno 2026 entra in funzione la nuova magistratura tributaria per garantire un contenzioso serio e veloce. I primi 173 nuovi magistrati tributari entreranno in servizio. È una delle cose delle quali andiamo più fieri: aver creato la figura del magistrato tributario professionale. Questo renderà la giustizia più efficiente».

Ci dica altre cose delle quali va fiero di questa riforma?
«Sicuramente il record dei 101 miliardi di risorse recuperate con la lotta all’evasione, ma anche il Concordato preventivo Biennale, che ci ha permesso di recuperare risorse e riportare nei parametri di affidabilità fiscale oltre 200.000 soggetti, in un colpo solo. E chiaramente aver ridotto le tasse per i redditi medio bassi e per il ceto medio».

Sappiamo tutti che la situazione non è delle migliori, ma l'ulteriore taglio delle tasse al ceto medio continua ad essere in agenda?
«Sì, il mio desiderio è quello di portare la fascia di reddito dai 50.000 ai 60.000 euro al 33%, anziché al 43% soggetta a IRPEF. Questo significa venire ulteriormente incontro al ceto medio. Questo intervento dovrà essere compatibile con i conti pubblici. Anche perché stiamo ancora pagando i danni del Superbonus, che ci è costato 174 miliardi e che comporterà un ulteriore aggravio per le casse erariali di 40 miliardi nel 2026 e 20 nel 2027».

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