(Adnkronos) - Passando all'analisi degli sbocchi commerciali della moda uomo made in Italy, si sottolinea la buona performance dei mercati extra-Ue, che da gennaio a settembre 2013 hanno sperimentato un incremento del +6,5% (in rallentamento, dunque, rispetto al +9,7% messo a segno nei primi tre trimestri del 2012), mentre il mercato Ue e' rimasto sostanzialmente fermo sui livelli dello scorso anno (+0,3%), pur continuando ad assorbire quasi il 53% dell'export totale di settore. Tra i maggiori mercati del Vecchio Continente, la Francia, pur confermandosi il primo cliente del menswear italiano con una quota del 12,1% sull'export settoriale, mostra un decremento del -1,1%; di contro, la Germania sperimenta un aumento del +6,2%, mentre il Regno Unito del +6,8%. Relativamente alle principali piazze extra-europee, gli Usa, nel periodo monitorato, frenano al +0,9%, mentre la Russia non va oltre un +0,2%. Si sono rivelati, invece, particolarmente favorevoli Hong Kong e Cina, in crescita rispettivamente del +14,6% (corrispondente a 184 milioni nei primi nove mesi del 2013) e del +26% (pari a 122 milioni); un buon dinamismo si riscontra anche nel caso delle vendite in Corea del Sud, in aumento del +34,4%, per un totale di 68 milioni. Risulta, invece, cedente il Giappone (-2,8%). Focalizzando l'attenzione sui mercati di approvvigionamento, la Cina si conferma in assoluto top supplier anche per questo segmento dell'abbigliamento, assicurando oltre il 24% della moda uomo importata in Italia; cio' nonostante, la potenza asiatica presenta un deciso arretramento, pari al -14,7%, rispetto al medesimo periodo dello scorso anno (allorquando, peraltro, aveva perso gia' il -16,3%). Avanza, invece, pur su livelli ancora contenuti rispetto a quelli cinesi, il Bangladesh, paese dal quale l'import di menswear risulta in crescita del +11,2%, corrispondente a 314 milioni di euro. Risultano, inoltre, in flessione anche altri paesi di rilievo per il settore, come Romania (-10,4%), Tunisia (-7,1%) e Turchia (16,4%). (segue)