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Rinnovabili: utili -4,5% in 4 anni, per operatori serve 'sistema'

domenica 22 settembre 2013

2' di lettura

Milano, 21 set. (Adnkronos) - Energie rinnovabili al palo. Diminuisce la domanda ma impianti e offerta, in Italia, sono cresciuti oltre il necessario. In quattro anni, dal 2009 al 2012, a fronte di ricavi cresciuti complessivamente dell'11,6% (quasi 20 mld) per effetto degli investimenti messi in produzione, gli utili sono calati del 4,5% nel 2012 per la riduzione della redditivita'. Nel 2010, dopo il boom, erano cresciuti del 6,3%. E' la fotografia fornita dai dati dell'Oir, l'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle Rinnovabili che calcola anche un'Ebitda complessivo in contrazione: +2,5% nel 2012 rispetto al +14,9% registrato nel 2011. Anche la posizione finanziaria netta del cluster delle rinnovabili in Italia e' altalenante, in crescita nel 2012 del 9,5% (nel 2010 -15%). Gli operatori del settore si sono trovati in Universita' Bocconi a Milano per un workshop dedicato all'argomento organizzato dall'Osservatorio e dallo Iefe (Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente). "C'e' un mito da sfatare sulle rinnovabili: che diano profitti sicuri e che la crescita sia costante". Non ha usato giri di parole il professore Andrea Gilardoni per descrivere la situazione, in pieno ribollimento per l'arrivo del decreto del Fare 2 e la proposta del ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato di diluire negli anni il peso degli incentivi al fotovoltaico, coprendoli con l'emissione di un bond. Gli investimenti mondiali nelle Fer, Fonti energetiche rinnovabili, sono in calo: sempre secondo i dati Oir, da un picco di 244 mld di dollari del 2012 si e' passati ai 193 mld del 2013. Il costo di investimento unitario medio (dollaro per kW) e' stimato raggiungere i 1.841 dollari per kilowatt nel 2013, a fronte dei 2.838 nel 2010. E questo, anche per la riduzione del costo degli impianti. L'Italia, 'ex' leader globale nelle energie rinnovabili, intanto, si e' vista sfilare posizioni di comando da altri Paesi emergenti, come Cina, Brasile e India. E mentre il mercato cresce nel Medio oriente e in Asia occidentale, in Europa cala inesorabilmente. "La competizione internazionale - dice Gilardoni - e' sempre piu' agguerrita: servono sistema e dimensioni piu' rilevanti". (segue)

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