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Crisi, è allarme disoccupazione: in 5 anni perso 1 milione di posti

domenica 28 luglio 2013

2' di lettura

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - In cinque anni di crisi in Italia e' andato perso quasi un milione di posti di lavoro. Dal 2008 al 2013 nel nostro Paese gli occupati sono scesi da 25,3 milioni a 24,3 milioni con un calo di 998mila unita' (-3,8%). Lo rivela uno studio di Unimprese, secondo cui in media sono stati bruciati 200mila posti di lavoro l'anno. In caduta libera l'occupazione in Spagna che ha assistito a un crollo della forza lavoro: da 21 milioni a 17,2 milioni, gli occupati in meno sono 3,7 milioni (-17,9%). In controtendenza la Germania: l'occupazione tedesca, nonostante la crisi finanziaria internazionale e la recessione che ha colpito l'Europa, e' aumentata del 3,9% da 40,2 milioni a 41,8 milioni con una crescita di 1,5 milioni di posti di lavoro. "La situazione - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - e' da allarme rosso. L'emorragia di posti di lavoro si estende a vista d'occhio giorno dopo giorno e non si vede una via d'uscita. Le imprese sono stremate e il fallimento e' inevitabile. Al Governo di Enrico Letta abbiamo posto piu' volte l'esigenza di varare riforme serie, volte a dare speranza agli imprenditori e pure alle famiglie. Per rimettere in moto l'economia, e quindi per far ripartire l'occupazione, si deve dare impulso al credito e vanno tagliate le tasse". Secondo Longobardi "senza la liquidita' delle banche e senza un abbattimento drastico della pressione fiscale il nostro Paese non ha futuro. In questo quadro drammatico, assistiamo purtroppo a una grande irresponsabilita' dei partiti, specie quelli della maggioranza chiamati a sostenere l'Esecutivo, che continuano a dividersi invece di pensare a salvare il Paese". Per il presidente di Unimpresa "un ragionamento, e forse qualche ripensamento, va fatto anche in chiave europea: la Germania ha dati migliori, ma nel lungo periodo anche la robusta economia tedesca paghera' il conto in assenza di politiche economiche in grado di far ripartire anche i paesi piu' deboli".

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