CATEGORIE

Crisi, in Italia 9,5 milioni di poveri Uno su 10 non ha i soldi per vivere

domenica 21 luglio 2013

3' di lettura

Roma, 17 lug. (Adnkronos/Ign) - Cresce il numero di persone e di famiglie povere in Italia. Secondo i dati forniti dall'Istat, nel report 'La povertà in Italia', nel 2012 gli individui in povertà relativa sono risultati 9 milioni e 563mila, pari al 15,8% della popolazione (erano il 13,6% nel 2011). Di questi 4 milioni e 814mila, pari all'8% della popolazione, sono i poveri assoluti, ossia quelli che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. Si tratta dell’8% della popolazione, con un aumento di 2,3 punti percentuali dal 5,7% del 2011. Secondo l'Istituto, in termini di indigenza assoluta siamo al livello più alto mai registrato dal 2005, data d'inizio di questa misurazione: "La crisi economica - si legge nel rapporto - ha giocato un ruolo fondamentale nel peggioramento delle dinamiche". Quasi la metà dei poveri assoluti, 2 milioni 347 mila persone, risiede nel Mezzogiorno. Erano 1 milione 828 mila nel 2011. Qui i minori in condizioni di povertà assoluta sono 1 milione 058 mila (703 mila nel 2011, l’incidenza è salita dal 7% al 10,3%) e gli anziani 728 mila (977 mila, l’incidenza è pari a 5,8% per entrambi gli anni). La povertà relativa è più diffusa in Sicilia, Puglia e Calabria. Osservando il fenomeno con un maggior dettaglio territoriale, evidenzia l’Istat, la provincia di Trento (4,4%), l’Emilia Romagna (5,1%) e il Veneto (5,8%) presentano i valori più bassi dell’incidenza di povertà. Si collocano su valori dell’incidenza di povertà pari al 6% la Lombardia e Il Trentino Alto Adige. Ad eccezione dell’Abruzzo (16,5%), dove il valore dell’incidenza di povertà non è statisticamente diverso dalla media nazionale, in tutte le altre regioni del Mezzogiorno la povertà è più diffusa rispetto al resto del Paese. Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in Campania (25,8%), Calabria (27,4%), Puglia (28,2%) e Sicilia (29,6%) dove oltre un quarto delle famiglie sono povere. Per quanto riguarda le famiglie, quelle in povertà assoluta sono il 6,8% (1 milione 725 mila), quelle relativamente povere il 12,7% (per un totale di 3 milioni 232 mila). La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 990,88 euro, circa 20 euro in meno di quella del 2011 (-2%). Dal 2011 al 2012 l’incidenza aumenta tra le famiglie con tre (dal 4,7% al 6,6%), quattro (dal 5,2% all’8,3%) e cinque o più componenti (dal 12,3% al 17,2%); tra le famiglie composte da coppie con tre e più figli, quelle in povertà assoluta passano dal 10,4% al 16,2%. Se si tratta di tre figli minori, dal 10,9% si raggiunge il 17,1%. Aumenti della povertà assoluta vengono registrati anche nelle famiglie di monogenitori (dal 5,8% al 9,1%) e in quelle con membri aggregati (dal 10,4% al 13,3 %). Nel 2012 la povertà assoluta aumenta non solo tra le famiglie di operai (dal 7,5% al 9,4% in un anno) e di lavoratori in proprio (dal 4,2% al 6%), ma anche tra gli impiegati e i dirigenti (dall’1,3% al 2,6%) e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione (dal 3,6% al 5,3). La crescita dell'incidenza di povertà assoluta è tuttavia più marcata per le famiglie con a capo una persona non occupata: dall'8,4% è salita all'11,3% se in condizione non professionale, dal 15,5% al 23,6% se in cerca di occupazione. Le dinamiche della povertà relativa, osserva l'istat, confermano molti dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta: famiglie con uno o due figli, soprattutto se minori (dal 13,5% al 15,7% quelle con un minore, dal 16,2% al 20,1% quelle con due); famiglie con tutti i componenti occupati (dal 4,1% al 5,1%), con occupati e ritirati dal lavoro (dal 9,3% all'11,5%), con persona di riferimento dirigente o impiegato (dal 4,4% al 6,5%, particolarmente marcata tra gli impiegati), ma soprattutto in cerca di occupazione (dal 27,8% al 35,6%). Per quanto riguarda la povertà relativa, l’unico segnale di miglioramento si osserva per le persone anziane sole (l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%), probabilmente anche perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato all’inflazione. La povertà relativa per gli anziani soli rimane invece stabile.

tag

Ti potrebbero interessare

Occhio ai travolgenti record del Nasdaq

«In queste condizioni noi non ci sentiamo in grado (salvo per qualche raro titolo) di formulare giudizi seri circa...
Buddy Fox

I cantieri sui binari che ridisegnano la mobilità italiana

C’è un’Italia che oggi viaggia dentro i cantieri. Dai tunnel dell’Alta Velocità nel Sud ...
Luigi Merano

Il capitalismo italiano deve sostenere la crescita del Paese

Da sempre a fine maggio vengono esposte le relazioni dei due esponenti di vertice, il governatore della Banca d’It...
Bruno Villois

Fisco, busta paga nel mirino: ecco chi rischia una stangata

Anche i lavoratori dipendenti possono evadere le tasse. E ora finiscono nel mirino del Fisco. Sebbene il fenomeno sia ge...