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Lavoro: nessun cambiamento con la riforma Fornero per le imprese italiane (4)

domenica 21 luglio 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Sebbene la riforma Fornero abbia introdotto una raccomandazione all'utilizzo dell'outplacement, nulla e' cambiato per quanto riguarda il ricorso alla ricollocazione professionale da parte delle imprese. La ricerca indica, infatti, che prima della Riforma il 2% delle aziende intervistate aveva impiegato l'outplacement, percentuale che non e' cambiata a un anno dalla sua entrata in vigore. Quasi un terzo dei rispondenti (il 31%) non sa dire se la propria azienda possa ricorrere a determinate forme di politica passiva del lavoro (CIG o CIGS, con percentuali che tendono ad aumentare passando dalla CIG alla CIGS): un dato questo, che attesta come nel nostro Paese sia ancora troppo limitata la conoscenza di questa tipologia di strumenti. "Due le evidenze degne di nota -continua Colli Lanzi- la prima e' rappresentata dal contratto di apprendistato che non e' aumentato. Rappresentava il 6,4% prima della sua approvazione e, a un anno di distanza, la percentuale e' rimasta sostanzialmente invariata". Il Ceo ha sottolineato come l'apprendistato sia "uno strumento che nasce per orientare l'imprenditore a investire sulla formazione delle persone" e non uno strumento di puro avviamento lavorativo. "La seconda evidenza riguarda l'outplacement e le politiche attive in generale. La Riforma, infatti, ha menzionato esplicitamente la possibilita' di ricorrere all'outplacement, tuttavia non basta di certo una semplice raccomandazione a cambiare la cultura di un Paese". La percentuale di aziende che ha fatto ricorso allo strumento e' stabile al 2%. Colli Lanzi sostiene che il mondo delle imprese dovrebbe proporre un patto "in cambio di una flessibilita' in uscita piu' trasparente, dalle regole certe e meno costosa, farsi carico, mediante societa' di outplacement, della ricollocazione dei lavoratori licenziati". "Sarebbe necessario -conclude il Ceo- lanciare una campagna di sviluppo delle politiche attive in cui il pubblico, oltre che gestire la governance, sia il primo riferimento delle persone e dove gli operatori privati che offrono servizi di qualita' vengano remunerati sulla base del risultato finale, secondo meccanismi di premialita'."

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