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Crisi, crolla il potere d'acquisto: -2,4%. Ma le famiglie risparmiano di più

Dati Istat
domenica 14 luglio 2013

2' di lettura

Roma, 9 lug. - (Adnkronos/Ign) - Timidi segnali di ripresa per le famiglie italiane che, alla fine del primo trimestre, vedono risalire reddito e potere d'acquisto, ma, ancora spaventati dalla crisi, tendono più a risparmiare che a spendere. E' quanto rileva l'Istat, nel suo rapporto su 'Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società'. Secondo i dati dell'Istituto, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è infatti aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuito dello 0,4% nel confronto con il corrispondente periodo del 2012. Stesso andamento per quanto riguarda il potere di acquisto delle famiglie consumatrici che, tenuto conto dell'inflazione, è aumentato dello 0,5%, dopo otto trimestri consecutivi di variazioni negative. Tuttavia, su base annua si registra una diminuzione del 2,4%. Il problema è che, complice la lunga recessione e la paura di non arrivare a fine mese, l'Italia è sempre più il Paese delle "formiche". La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 9,3%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto sia al trimestre precedente, sia a quello corrispondente del 2012. La tendenza a preferire il salvadanaio viene confermata da un ulteriore dato: la spesa delle famiglie per consumi finali, misurata in valori correnti, è diminuita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell'1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Il tasso di investimento delle famiglie è stato pari al 6,5%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto sia al trimestre precedente, sia al primo trimestre del 2012. La quota di profitto delle societa' non finanziarie, pari al 38,3%, è diminuita di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,8 punti percentuali nel confronto con il corrispondente trimestre del 2012. Il tasso di investimento delle societa' non finanziarie e' sceso al 19,5%, con una diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2012.

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