(Adnkronos) - "Certe cose andrebbero colte. Mi commuovo - dice all'Adnkronos Massimo Manca, ex assessore dell'Ambiente del Comune di Quartu Sant'Elena (Cagliari) - quando vedo quelle persone di una certa eta' e di poverissimi mezzi che, armate di rastrello, battono le fronde degli ulivi nelle aree verdi di Quartu Sant'Elena e lungo i marciapiedi, per ricavarci un po' di olive. Spesso mi sono fermato per lungo tempo ad osservarle, in silenzio. All'epoca (quando era assessore comunale dell'Ambiente, ndr) non avrei mai immaginato che le oltre 2000 piante di ulivo fatte mettere a dimora dagli operai del comune, avrebbero rappresentato, tanto piu' di questi tempi, una piccola ancora di sopravvivenza". "Quasi ogni primo pomeriggio, due simpatici vecchietti - racconta Manca -, lui col rastrello tiragiu' le olive e lei, a carponi, le raccoglie una per una, soffiandoci sopra". Un po' come recita la poesia 'Nanneddu Meu', di Peppinio Mereu, poeta sardo che pubblico' la raccolta 'Poesias' nel 1899 dedicandola al suo amico e medico di Tonara Giovanni (Nanni) Sulis: "Giovannino (amico) mio, cosi' va il mondo: com'era un tempo non sara' piu'. Viviamo in tempi di tirannia, soprusi e carestia. Ora i popoli sbadigliano come un cane, gridando a gran voce: 'Vogliamo pane'. E noi, affamati, mangiamo pane di castagne e terra con ghiande". Quella dei vecchietti di Quartu Sant'Elena sembra una testimonianza d'altri tempi, riportata nella poesia di Mereu scritta nel 1899, ma e' la fotografia di cio' che succede nelle citta' dell'hinterland di Cagliari. Nella provincia, nei centri rurali, non e' raro vedere i vecchi che vanno per le campagne con la zappa sulla spalla a coltivare l'orto o a coglierne i frutti, ma nelle citta' l'usanza era sparita. Ed e' ritornata prepotentemente alla ribalta con la crisi. Cogliere le olive prodotte dagli alberi in un parco, ne e' l'esempio. (segue)