La donna sbagliata

Christine Lagarde: prima ha voluto il default della Grecia e ora quello dell'Italia? Il sospetto peggiore

Siamo nelle mani di Christine Lagarde. E quando Matteo Salvini dice che vogliono farci fare la fine della Grecia magari drammatizza un po', ma qualche brivido lungo la schiena dei risparmiatori italiani dovrebbe venire. Perché c'era (anche) la Lagarde dietro la grande crisi che portò Atene al default. E c'è il suo zampino nell'accelerazione imposta dalla Bce ai tassi, che ha innescato la nuova febbre dello spread. E in questi casi il confine tra insipienza tecnica, miopia finanziaria e dolo politico è sempre molto labile.

 

 

 

D'altronde, il curriculum dell'attuale presidente della Banca centrale europea è tanto prestigioso quanto fallimentare, sotto molti punti di vista. Come ricorda anche il Giornale, però, la signora ha una indubbia qualità: fiutare sempre da che parte soffia il vento e dove si dirige la corrente, saltare sul carro giusto al momento giusto e cambiarlo un attimo prima del disastro, riuscendo a continuare la sua clamorosa scalata. 

 

 



Era già capitato nel 2008, quando da criticatissima ministra dell'Economia francese era rimasta invischiata nel crac dell'amico imprenditore Bernard Tapie (l'ex patron dell'Olympique Marsiglia, un sorta di Berlusconi di Francia). Fedelissima dell'allora presidente Nicolas Sarkozy ("Fai di me ciò che vuoi", gli scrisse implorandolo di darle una poltrona), secondo il Giornale gira voce che ora, in un momento tanto convulso, la sua mente sia già proiettata di nuovo a Parigi: ambirebbe a diventare premier francese, sfruttando il caos politico post-legislative con il rieletto presidente Emmanuel Macron non molto saldo e bisognoso, dunque, di stampelle politiche anche nel centrodestra.

 

 

 

Sempre al centro di incarichi economico-finanziari di primaria importanza, la Lagarde non ha studi specifici nel campo, eppure è stata anche presidente dell'importante studio legale Baker&McKenzie nel 1999. Fu poi l'amico Dominique Strauss-Khan a piazzarla in uno dei templi dell'alta finanza, il Fondo monetario internazionale. Da quel pulpito fece affondare la Grecia (di fronte alle proteste dei locali rispose con "Non fate i bambini"), allineandosi ai venti rigoristi e non riuscendo mai a guardare un po' più in là.

 

 

 

D'altronde, ogni sua profezia si è rivelata sbagliata e nefasta: "Il peggio è dietro le spalle", disse dei mutui subprime che poi avrebbero travolto il mondo, o "è un fenomeno temporaneo", quello della inflazione. Appena insediata sulla tolda della Bce non vedeva l'ora di invertire la rotta del "whatever it takes" con cui Draghi aveva salvato l'Eurozona una decina d'anni prima, e solo lo tsunami Covid l'aveva convinta a rinviare. "Non siamo qui per ridurre gli spread", disse nel marzo 2020. Nemmeno la guerra è bastata a farle cambiare idea.