Scontro totale

Bce, scontro Giorgetti-Lagarde sui Btp: la mossa che salva l'Italia

Michele Zaccardi

 Tra rialzi dei tassi, riduzione del bilancio e restituzione dei prestiti agevolati del programma Tltro, le manovre della Banca centrale europea per riportare la politica monetaria in condizioni di normalità avranno pesanti effetti collaterali. E i numeri messi in fila dagli analisti di Commerzbank delineano un quadro chiaro: sarà l’Italia il Paese più sotto pressione. Certo, l’agenzia di rating Fitch ha confermato la sua valutazione per il debito italiano, quella tripla B che ci colloca ancora due livelli sopra alla categoria “junk”, ovvero spazzatura. E ha anche rivisto, in meglio, le stime di crescita per l’anno in corso, portandole dal +0,5% al +1,2%, sopra all’1% stimato nel Def. La decisione sul rating italiano, ha sottolineato Giancarlo Giorgetti a margine del G7 dei ministri finanziari in Giappone, testimonia «il lavoro serio, responsabile e discreto che sta facendo il governo, e che quindi ispira fiducia nei partner, nei mercati». Insomma, i conti sono in sicurezza, ma l’incertezza che aleggia sull’economia globale consiglia prudenza. Anche perché, come dimostra la determinazione con cui lo stesso Giorgetti sta spingendo per riportare il debito in mani italiane, con offerte dedicate ai piccoli risparmiatori, qualche tensione sui mercati potrebbe esserci. Da luglio, infatti, la Bce smetterà di rinnovare i 2.500 miliardi di euro di titoli che ha comprato negli ultimi anni attraverso il programma Pspp (442 quelli italiani). Finora ne ha riacquistati per 15 miliardi al mese, circa la metà di quelli che scadevano. 


Da luglio a dicembre, invece, matureranno, ogni mese, 25 miliardi di bond, dei quali una ventina di titoli di Stato, con picchi di quasi 31 miliardi a luglio e di 52,5 a ottobre. Per l’Italia non sarà una passeggiata. Commerzbank stima che, nel secondo semestre dell’anno, la Bce si libererà di 26 miliardi di debito italiano, quasi un quarto delle emissioni previste nel periodo, il dato più alto tra i Paesi Ue. «I reinvestimenti Pspp mancanti equivalgono a un’offerta netta che il mercato deve assorbire», si legge nell’analisi della banca tedesca. Anche se i volumi non sono «particolarmente allarmanti» (nel primo trimestre sono stati piazzati senza troppi patemi 37 miliardi di euro di Btp), bisogna trovare qualcuno disposto a sostituirsi a Francoforte. Che siano i colossi del credito a farlo?

 

Per Commerzbank non è così scontato. Fin qui, infatti, sono state le grandi banche a comprare Btp, ma, sottolineano gli analisti, queste «tendono a ridurre la loro esposizione nella seconda metà dell’anno». Mentre quelle di piccola e media dimensione potrebbero diventare «venditori netti» nei prossimi mesi per «gestire i rimborsi Tltro in arrivo». Si tratta delle aste con cui la Bce ha finanziato lautamente il sistema bancario per anni. Entro fine giugno scadono 480 miliardi di euro, dei quali 143 a carico degli istituti italiani, tra i maggiori beneficiari del programma. E, soprattutto, quelli coni minori margini di manovra. «L’Italia» scrivono gli analisti di Commerzbank, «è il solo Paese dove le banche hanno più Tltro in essere rispetto alla liquidità in eccesso». Su un totale di prestiti Tltro di 318 miliardi di euro, gli istituti italiani hanno infatti depositi presso la Bce per 255 miliardi di euro. Alla luce di tutto questo, la banca tedesca prevede un allargamento dello spread oltre i 200 punti. Dai 190 attuali non è granché ma, visti i tempi, sui conti pubblici è meglio tenere la barra dritta.