Che imbarazzo

Moody's premia il governo? Ecco chi ha nascosto la notizia

Sandro Iacometti

Non dico i festeggiamenti, ma ci si sarebbe aspettato almeno un sospiro di sollievo. Eh sì perché dai primi di ottobre, quando i rendimenti dei Btp, muovendosi in linea con il mercato obbligazionario europeo e americano dei titoli di Stato, hanno iniziato a salire, i quotidiani del gruppo Gedi degli Agnelli-Elkann, Stampa e Repubblica, non hanno fatto altro che lanciare allarmi e annunciare catastrofi.
«Incubo debito», «La minaccia dei tecnici e l’autunno dei rating», «la manovra è sotto tiro», «lo spettro è il rating», «Italia appesa ai voti delle agenzie» sono solo alcuni dei titoli sparati a raffica in prima pagina con cui i due giornali ci spiegavano che il governo stava portando il Paese nel baratro e che i giudici del mercato ci avrebbero dato tante di quelle legnate da far addirittura intravedere il ritorno dei tecnici per mettere una pezza alle follie contabili del centrodestra, in stile remake 2011.

LE CONFERME
Poi sono arrivate in sequenza le conferme del rating e delle prospettive stabili da parte di S&P (20 ottobre), Dbrs (27 ottobre) e Fitch (10 novembre). Siamo salvi? Macché. Il vero esame, hanno continuato a spiegarci espertoni e profeti di sventura, è quello di Moody’s, l’agenzia che nell’agosto del 2022, dopo la caduta di Draghi, ha subito portato l’outlook da stabile a negativo, minacciando il declassamento se il futuro governo non avesse rigato dritto. Ecco, la terribile minaccia venerdì sera è stata sventata. Moody’s non solo non ha declassato, ma ha addirittura riportato le prospettive in zona neutrale.

 

Per scorgere la notizia dello scampato pericolo, però, bisogna dotarsi di una buona lente d’ingrandimento. Dopo un mese e mezzo di martellanti avvertimenti, Repubblica manco si è sprecata di trovare uno spazio in prima. Per trovare un accenno alla promozione bisogna andare fino a pagina 24, dove compare un minuscolo boxino. Un po’ più di impegno da parte della Stampa, che si è almeno degnata di mettere una citazione in prima pagina, seppure ben mimetizzata all’interno di un sottotitolo.

Quanto all’articolo interno, è preceduto da un paio di paginate in cui si racconta che la Meloni si prepara alla guerra con la Commissione sul patto di stabilità e che l’Italia, parola di Romano Prodi, pagherà il conto del suo isolamento in Europa. Come dire, il governo se l’è miracolosamente cavata con le agenzie di rating, ma il peggio deve ancora arrivare.

La realtà, come ha sintetizzato il sottosegretario di Fdi, Giovanbattista Fazzolari, è che «per chi tifa contro l’Italia è un pessimo periodo». Solo così, del resto, si spiega l’assordante silenzio con cui le opposizioni hanno commentato una mancata bocciatura che non avrebbe messo nei guai solo il governo, ma l’intero Paese. Come tutti sanno, infatti, il rating sovrano si porta dietro anche quello del sistema economico privato, a partire da banche e assicurazioni, che solitamente vengono declassate a cascata dopo ogni bocciatura dell’Italia. Ma il peggioramento del merito creditizio fa anche schizzare lo spread, alzare i costi dei prestiti, scappare gli investitori e impoverire i risparmiatori. Insomma, non conviene a nessuno.

 

I RISCHI
Ed è proprio per questo che invece di essere snobbato il rapporto di Moody’s andrebbe letto con attenzione. La promozione sull’outlook mette fine una volta per tutte ai dubbi sulla “prudenza” della manovra e sulla cautela con cui Giancarlo Giorgetti ha tenuto nei binari i saldi di bilancio. Insomma, la strada è quella giusta. E ben quattro agenzie di rating adesso lo confermano, considerando “stabili” le prospettive di finanza pubblica. Ma questo non significa che il percorso sarà facile. Moody’s, ad esempio, «vede alcuni rischi per la traiettoria fiscale legati ad alcuni obiettivi politici del governo, in particolare la riforma dell'Irpef».

Resta alta l'attenzione sul debito. Ridurre il deficit nei prossimi anni «sarà essenziale, dato che il differenziale fra le crescita nominale e i tassi di interesse tornerà negativo nel 2025, richiedendo all'Italia un surplus primario per stabilizzare il debito». Il rischio, fa notare Moody’s, è che anche una «piccola deviazione dall’attuale scenario di base», potrebbe portare «l’onere del debito su una traiettoria ascendente più pronunciata». Di questo forse dovrebbe occuparsi e preoccuparsi l’opposizione, invece di gufare contro l’Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.