L’anno appena iniziato continua ad essere pervaso da troppi conflitti bellici ancora in corso che rendono il sistema socio-economico mondiale in affanno. La crescita del pil planetario resta ancorata intorno ai 2 punti e mezzo, quella europea all’incirca ad un terzo. Quella prevista per il 2026 è aumentata di mezzo punto a livello globale e si ferma poco sopra il punto quella di eurolandia.
L’inflazione in Europa si è stabilizzata sui target previsti intorno al 2%, negli USA e in Giappone resta su valori più alti, ma in calo. I tassi di sconto praticati dalle banche mondiali sono tutti in discesa, gli unici stabilizzati sono quelli fissati dalla Bce. A fronte di questo scenario che era previsto peggiore di quello che si è poi definito, restano sospese le soluzioni dei due maggiori confitti mondiali, per quello in medio oriente, seppur ancora latente, una soluzione duratura appare più prossima a realizzarsi, quello russo-ucraino, invece resta appeso a molteplici contrapposizioni che non lasciano intendere una soluzione a breve.
In Eurolandia il primo interrogativo per gli anni a venire, riguarda la politica industriale, gli indirizzi che si vogliono dare, tra i quali è entrata a piedi giunti la questione degli armamenti e resta in ambasce quella dell’automotive, e quali possano essere le risorse pubbliche, ma anche private, da destinarvi. L’auto è stata dal dopo guerra a un paio di anni fa il deus conduttore, sia in in termini di risorse finanziarie, che di occupazione, ricerca e sviluppo, seguito dal fashion e lusso per Francia e Italia.
Il destino del peso dell’auto è vincolato in parte alle norme green, eccessivamente penalizzanti per i costruttori europei, che devono combattere con una domanda di elettriche di gran lunga inferiore alle attese e sono incalzati dai cinesi, che grazie alle sovvenzioni pubbliche possono vendere a metà prezzo degli europei. Qualche colpa, in parte, la ha anche la perdita del ruolo dell’auto, sia di benefit, che di status simbol.
Resta impellente identificare un’alternativa industriale in grado di sostenere l’enorme filiera e l’occupazione che ne deriva. In ambito industriale sta facendo passi da gigante la farmaceutica, soprattutto italiana, la cui posizione nell’export è ai massimi, come confermato anche dagli ultimi dati Istat, preceduta solo dall’agroalimentare e dal fashion, seppur con a monte sempre più il deus Arnault.
C’è poi da stabilire quale peso possa-debba avere l’industria della difesa e quale quota di quella meccanica dell’auto possa essere convertita. Infine il grande tema europeo riguarda modernizzazione e innovazione tecnologica, la cui distanza dalle statunitense e cinese, appare ormai incolmabile. Sul filone innovation tecnology è fondamentale riuscire a trovare insediamenti produttivi sul suolo europeo e per riuscirci è indispensabile allacciare un profittevole rapporto con il presidente Trump. Solo gli insediamenti di colossi USA potranno ridare all’Europa una possibilità di agganciare, seppur in enorme ritardo, la grande locomotiva tecnologica in corsa nell’intero globo.