Chi non ottiene l'aumento in ufficio può pensare di denunciare il datore di lavoro (e vincere). Lo riporta il sito Brocardi.it, secondo cui pagare poco i dipendenti, in base a una sentenza della Cassazione, può diventare addirittura un reato.
Il concetto è semplice: nel diritto del lavoro italiano le retribuzioni troppo basse possono sconfinare nello sfruttamento del lavoro vero e proprio. "Con la sentenza n. 430/2026, depositata il 17 febbraio 2026, la Corte di Cassazione penale ribadisce che il pagamento di compensi significativamente inferiori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali può integrare il reato di sfruttamento del lavoro, disciplinato dall'art. 603 bis del c.p.", sottolinea Brocardi.it.
La sentenza di fatto estende i limiti di applicazione di questo reato "oltre i contesti tradizionalmente associati al caporalato agricolo". A rischiare grosso, a livello penale, è il datore di lavoro che "approfitta della debolezza economica di un dipendente per imporgli condizioni retributive gravemente inadeguate".
Il caso analizzato dalla Cassazione e destinato, da oggi, a fare giurisprudenza, è quello di alcuni lavoratori di un distributore di carburante che percepivano paghe di poche centinaia di euro al mese, "a fronte di orari di lavoro ben superiori a quelli previsti e dichiarati. La retribuzione era, dunque, già di per sé ben al di sotto dei minimi contrattuali applicabili", si legge.
La condizione generale dei dipendenti era drammatica: niente tredicesima, straordinari mai retribuiti, nei casi-limite anche pressioni e minacce contro chi protestava. Un sistema vessatorio e truffaldino, dunque, e non solo "errori amministrativi".
Certo, gli Ermellini chiariscono che la sola retribuzione inferiore ai minimi contrattuali non basta, da sola, a far scattare il reato. Tra gli induci sui quali valutare il delitto di sfruttamento del lavoro ci sono gli orari eccessivi, le violazioni sistematiche delle normative su sicurezza, condizioni degradanti e, come detto, l'approfittamento consapevole dello stato di bisogno del lavoratore.
"Ciò che conta è il quadro complessivo - sottolinea Brocardi.it -: se più indici convergono verso una stessa direzione, dimostrando che il rapporto di lavoro è costruito su uno squilibrio grave e deliberato, allora si entra nell'area del penalmente rilevante". Secondo i giudici in ogni caso non occorre trovarsi in una condizione di povertà assoluta o di marginalità estrema: "basta", per così dire, una situazione di debolezza economica o personale "tale da condizionare la sua libertà di scelta".