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Superbonus, 4 miliardi in tre mesi: la più scandalosa delle truffe

di Michele Zaccardi mercoledì 13 maggio 2026

3' di lettura

La valanga non si ferma. E continua a divorare risorse. Nonostante sia stato abolito da più di due anni, ad aprile è spuntato fuori un altro miliardo di crediti del Superbonus. Ad evidenziarlo è l’ultimo report Enea sull’utilizzo del 110 per cento, che fotografa una coda di investimenti ancora costosa per le casse dello Stato. Anche perché per coprire il rimborso dei lavori contabilizzati dal 1° gennaio 2026 (a misura ormai chiusa) sono serviti altri 2,5 miliardi. Con una spesa complessiva che sfiora i 132 miliardi di euro. Gli edifici residenziali coinvolti sono in tutto 505.421 (cresciuti di 3mila unità nel 2026) rispetto a un patrimonio nazionale di circa 12milioni di immobili.

Ai numeri del report Enea per l’efficienza energetica andrebbero aggiunte le spese legate agli interventi per la sicurezza antisismica, per cui si stima un investimento superiore ai 40 miliardi di euro totali. La spesa complessiva per lo Stato legata al Superbonus supera dunque i 170 miliardi di euro. La maggior parte degli interventi (72%) ha riguardato ville, villette o case singole (classificate come edifici unifamiliari o funzionalmente indipendenti). Solo nel 28% dei casi sono stati interessati interi condòmini. Nonostante la scelta di un bonus che coprisse oltre il 100% dei lavori, rafforzata dalla cessione del credito, fosse stata inizialmente presentata come necessaria per coinvolgere in massa i grandi edifici dalle proprietà frammentate e con poca capacità di spesa. Intanto, vanno aggiornati anche i numeri sulle frodi. Secondo il Sole 24 Ore, i controlli effettuati hanno portato il Fisco a bloccare nei primi tre mesi del 2026 un totale di 4,1 miliardi di euro di crediti, un valore pari al 33% del totale dei crediti maturati per le spese contabilizzate nel 2025.

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Il quotidiano aggiorna anche il conto dell’operazione superbonus che sale a quota 174 miliardi, quattro volte quanto preventivato. Numeri che fanno riflettere e fanno capire il lavoro che il Ministero dell’Economia è chiamato a portare avanti, aumentando l’attenzione proprio per intercettare i pericoli legati a chi ha sfruttato gli ultimi scampoli dell’agevolazione (al 2025 era al 65%) per poterla sfruttare pur non avendo i requisiti. Un problema che emerge anche dal confronto con gli anni precedenti in cui la quota di crediti scartati è stata circa del 3 per cento. Un tema di stretta attualità, visto che l’esplosione della spesa del Superbonus ha impedito al governo di centrare l’obiettivo del deficit-Pil al 3%, necessario per uscire dalla procedura di infrazione europea. Secondo il Sole 24 Ore, l’impegno del Fisco nel bloccare la monetizzazione di crediti per spese 2025 ha impedito che il conto fosse ancora più alto rispetto agli 8,4 miliardi indicati nel documento di finanza pubblica (Dfp).

Il piano straordinario di analisi e controllo messo in atto dal Fisco si è snodato lungo due direttrici. Da un lato, i controlli preventivi che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti. Dall’altro, le attività di analisi del rischio attraverso le quali sono stati individuati 2,3 miliardi di euro di crediti da superbonus che rispondevano a un identikit di pericolosità, legata alle potenziali frodi collegate con le comunicazioni di cessioni del credito o sconto in fattura: alcune delle quali con un livello talmente alto da aver portato a 680 milioni già sequestrati dall’autorità giudiziaria. Proprio dalla somma tra scarti e screening con l’analisi rischio si arriva così ai 4,1 miliardi di euro.

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