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Per gestire la tecnologia serve il capitale umano. Ma ora è pura fantasia

Gli scenari complessi che si aprono nel dopo-guerra tra Usa e Iran si intrecciano con l'evoluzione hi-tech: scenari e conseguenze
di Bruno Villois sabato 20 giugno 2026

3' di lettura

Il dopo guerra Usa -Iran apre scenari complessi che vanno ad incrociarsi con un’evoluzione tecnologica che punta a strafare, per occupare ogni spazio per finanza, lavoro, istruzione e salute. Sarebbe positivo se i 4 pilastri principali del vivere quotidiano trovassero un soggetto generato dal capitale umano in grado di rispondere agli infiniti redditi che la vita impone ogni giorno. Purtroppo l’illusione che questo accada e sia sotto la guida e il controllo del cervello umano si scontra con fattori multipli che non solo non sono sotto il controllo dei governi, ma anzi che ne controllano e indirizzano il loro operato. Il fenomeno SpaceX, ultima creatura di Elon Musk, in quattro giorni di quotazione, ha sbaragliato con una patrimonializzazione monstre i cosiddetti grandi gruppi tradizionali della componentistica IA, raggiungendo i 3 trilion di dollari, arrivando a valere 120 volte l’utile previsto e Musk è diventato il più ricco del globo con un patrimonio che vale 3 trilioni di dollari, con ipotesi tutt’altro che azzardata che possa supera i 5 trilioni di dollari, ovvero quanto il Pil della Germania e 2 volte e mezzo il nostro Pil.

In questo scenario a parlare chiaro sui rischi di finanza -tecnologia, ci ha pensato solo Papa Leone XIV, mentre l’uomo più potente del globo, Donald Trump, investendo qua e là nelle aziende tecnologiche ha triplicato il suo patrimonio. Il caso Intel che dopo tormentati anni risale la china perché il Tesoro Usa ne ha sottoscritto il 10% del capitale, apre ad ulteriori complessità. L’economia globale deve domandarsi quali strascichi le cascheranno addosso dalle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente, visto che il sistema energetico deriva in parte rilevante da esso. Che lo stretto di Hormuz fosse da decenni uno snodo indispensabile per fornire l’energia di mezzo globo era stranoto, ciò nonostante si è arrivati a un’implosione bellica che ha usato tecnologia indirizzata e gestita dall’IA, che sta innescando costi di trilioni di dollari all’economia globale, che sono ancora difficili da stimare, mentre è già stimato quello per gli Usa in ben oltre 100 miliardi di dollari, a cui sia aggiungeranno gli ipotetici 300 miliardari di dollari che ha stabilito di pagare o di far pagare ai disprezzati ex alleati Ue facenti parte della Nato.

Senza dimenticare che, in questo siparietto mondiale, in ragione dell’importanza nella storia dell’umanità, c’è l’assenza dell’Europa. I suoi incolmabili ritardi, le contrapposizioni, mai dichiarate ma esistenti, tra le tre locomotive socioeconomiche- Germania, Francia, Italia- hanno avuto tempo per coordinarsi su un unico sostanzioso e duraturo programma dettagliato in progetti finanziari in grado di dare una risposta, allo strapotere tecnologico Usa e cinese, cosa che ha mandato in tilt il potere contrattuale di Eurolandia. I molteplici focolai bellici, e soprattutto quello tra Russia e Ucraina, ha risvegliato dal torpore l’Europa, spaventata dall’annunciato abbandono di protezione degli Usa, decidendo investimenti comuni per la Difesa, senza però definire il perimetro di interventi e il concetto di coalizione comune. Draghi ha provato a mettersi a capo di un progetto di rilancio che contempla tecnologia, difesa, ricerca, istruzione, piano che non ha ancora visto neppure l’alba.

Al centro del piano dovrebbe esserci l’industria tecnologica e la capacità di formare un capitale umano adeguato per gestirla. Purtroppo ad oggi è pura fantasia.

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tecnologia

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