C'è una differenza tra la politica energetica e i racconti della buonanotte. La prima deve garantire che l’energia non manchi a nessuno, i secondi – invece – possono permettersi di ignorare la realtà. Il problema – quasi solo europeo - sorge quando l’energia viene trattata come una favola fatta di torrenti, pale e pannelli. In Europa, del resto, la realtà non piace: dal fondo della sala alza con impazienza la mano, ma nessuno le dà retta. Vorrebbe dirci, se potesse, che l’86% della domanda mondiale di energia dipende ancora dalle fonti fossili e che il gas continua a essere fondamentale nel mix energetico italiano ed europeo. Che l'Italia, poi, è il secondo consumatore di metano dell'UE, che ci alimenta una quota rilevante della propria industria manifatturiera (cioè del suo futuro!) e ci produce perfino metà di tutta l’elettricità consumata nel Paese.
Poi arrivano le crisi, e scopriamo che le infrastrutture del metano servono eccome. Un esempio? Gli stoccaggi. Tra ottobre ‘25 e marzo ‘26 i depositi italiani (un sesto della capacità di stoccaggio dell’intera UE) hanno erogato 9,5 miliardi di metri cubi di gas (23% della domanda nazionale). Lo spiega Polaris, il nuovo report Snam sullo stato dell’arte del sistema gas italiano, pubblicato questo mese per la prima volta. In pratica, durante la stagione fredda, un metro cubo di metano su quattro è stato garantito dalle riserve accumulate prima.
Potevamo farne a meno? Sì, ma rischiando interruzioni ed esponendoci di più a oscillazioni dei mercati e shock dell'offerta che invece – si veda Hormuz – sono stati ben assorbiti. Come sono stati assorbiti, a loro volta, i picchi di domanda registrati durante le giornate più fredde. Forse nessuno se n’è accorto - buon segno - ma a gennaio la domanda gas ha fatto registrare un +11% rispetto al 2025. Idem in estate (+6% a maggio, +3% a giugno), vuoi per i data center – che vanno h24 - vuoi per i condizionatori, spesso accesi anche di notte.
GAS E RINNOVABILI
Bando alle rinnovabili? No, ma è il sistema gas a consentire loro di svilupparsi in sicurezza, evitandoci di rimanere con il cerino in mano quando sole, vento e pioggia fanno le bizze. Servono soluzioni che diano continuità. Oggi, in Italia, a questo pensa soprattutto la generazione elettrica a gas, cresciuta a giugno – dati Polaris dell’11%, e regolabile alla bisogna. È un cuscinetto di sicurezza: averlo non ti salva da tutto, ma non averlo è peggio. Tradotto: chi vuole un Paese alimentato al 100% da rinnovabili ha fatto male i conti. Chiedere all’eolica Germania, dove qualche settimana fa un po’ di bonaccia calda (“Hitzeflaute”) ha fatto schizzare il prezzo dell’energia elettrica sopra i 700 euro al megawattora. E così, nella virtuosa Berlino, si discute di come correggere la rotta. Per esempio proprio sugli stoccaggi, su cui in cattedra è semmai l’Italia, che nel riempimento delle scorte sta trainando il resto dell’Unione. Anche se siamo ancora in piena estate, infatti, i nostri depositi sono prossimi al 75%, vicini al traguardo UE del 90%. Per intenderci: siamo 20 punti sopra la media europea, ben 25 sopra la Germania e addirittura 43 sopra i Paesi Bassi (di nome e di fatto, è proprio il caso di dirlo). Merito delle aste di aprile, chiuse con successo grazie alle misure di Governo e Arera per disinnescare le tensioni sui prezzi. Fondamentale il ritmo costante di “iniezione” in giacimento, essenziale per rimanere sulla tabella di marcia.
Di qui la domanda: se le infrastrutture funzionano e generano benefici, perché spesso vengono osteggiate? Non sarà che fra i tanti preoccupati per le sorti del Pianeta manca qualcuno che almeno si preoccupi del prossimo inverno? Per fortuna, nel Paese reale, si lavora: considerando solo la rete di trasporto del gas, sono attivi oltre mille cantieri tra nuove opere, manutenzioni e ammodernamenti della rete. Un enorme programma di infrastrutturazione che serve all’oggi e al domani, per attrezzarci in vista di crisi future. Che arriveranno: la domanda mondiale di metano sale, quella asiatica non è ancora al suo apice, e tutto prefigura una grande concorrenza per la quale bisogna farsi trovare pronti. Altro che smantellare infrastrutture o rinunciare a costruirne di nuove. Secondo l’Amministratore Delegato di Snam Agostino Scornajenchi, si tratta piuttosto di ragionare in termini di «integrazione energetica», ricorrendo a tutte le fonti per avere un mix equilibrato in cui il gas aiuta il green e viceversa. Certo, così viene meno il tifo, lo stadio, il campanile, il milanista contro l’interista: ma per questo c’è il campionato di calcio, al via fra meno di un mese. Quanto all’energia, meglio continuare sulla strada intrapresa: costruire. Perché il pragmatismo batte le illusioni. E le infrastrutture gli slogan. Ma mica solo 4 a 3, come nella famosa partita del secolo giocatasi nel ‘70 - toh, contro la Germania - a Città del Messico. Molto, molto di più.