Ultima chiamata: o una rivoluzione liberale, o il disastro. Siamo a questo, se riusciamo a vedere un metro oltre il nostro ombelico. Nascono pochissimi bambini e gli anziani che i giovani devono mantenere per pensioni e sanità vivono di più. La coperta dunque si accorcia. I cittadini esigono di più dallo Stato cui girano un sacco di tasse erodendo la propria libertà di spesa. Ecco perché si chiede maggior razionalità e ragionevolezza a chi governa. In Italia gli italiani non fanno più figli perché pensano di non poterseli permettere e dunque di generare una difficoltà per se stessi. Per questo la riforma fiscale sarebbe la miglior panacea per la natalità. Altro che bonus e cazzate varie, mentre estrema destra e sinistra si sfidano a colpi di cavolate come remigrazione di chi è nato qui e reddito di cittadinanza anche per i bengalesi che così preferirebbero lavorare in nero abbassando i salari di tutti.
In Germania AfD dice «basta sussidi agli stranieri» e Linke (assai più pericolosa di AfD ma chissà perché vista con maggior simpatia dal nostro giornalismo e parte di politica stracciona) parla candidamente di espropri e comunismo, e dichiara di parlare ai giovani sulla scorta di pensierini sexy, sciatti e blasfemi subito rilanciati da un cretino del Partito Democratico che esalta dal palco di una festa dell’Unit* comunismo, antiamericanismo, anticapitalismo e ovviamente antisionismo. Occhio, ragazzi. Che se non si restituisce alle nuove generazioni la speranza concreta e tangibile di un percorso di possibile arricchimento tramite il lavoro, le ritroveremo inghiottite da estrema destra e sinistra, entrambe stataliste e procacciatrici di povertà. Che predicano solo redistribuzione a favore di autoctoni o immigrati. Senza però considerare come creare prima nuova ricchezza. La redistribuzione è infatti come portare cibo in tavola. Che però qualcuno deve prima cucinare.
Inutile scannarsi per chi mangi di più se in cucina nessuno produce cibo ai fornelli. Digiuneranno tutti. E si scanneranno per le briciole. Per questo si deve tornare a dire che dobbiamo fare più soldi. Molti più soldi. Vale per i giovani e i loro salari che altrimenti li spingono a scappare facendo mancare sostegno ai loro nonni cui pagare la pensione, per le imprese cui destinare anche una aliquota di vantaggio se si fondono ingrandendosi e che altrimenti verranno fagocitate da acquirenti stranieri lasciandoci solo turismo, e pure per chi qui arriva legalmente e che deve essere integrato da un’economia delle opportunità tutta da costruire. O si trovano testimonial capaci di abbracciare questa battaglia in maniera convincente, o a breve saremo una Rsa povera, colonizzata e dunque assai meno italiana di quanto già non sia oggi.