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L'editoriale

Vittorio Feltri: Caso Ragusa, giustizia assassinata

12 Luglio 2019

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Vittorio Feltri

La condanna definitiva di Antonio Logli era nell' aria. Non ho mai incontrato alcuno, nemmeno nella mia famiglia, disposto a credere alla sua innocenza. Tutti contro di lui, fottendosene allegramente delle prove inesistenti. Il popolo annusa, sente odore di marcio, e chiede la galera, aggiungendo una frase che mi fa schifo riferire: chiudete la cella e buttate via la chiave.
Nel presente caso è stato buttato via un elemento cardine del diritto: non si può accusare una persona di omicidio se non c' è un cadavere. Logli è stato massacrato - venti anni di reclusione - sulla base di ipotesi e congetture, talune solide benché fondate su ragionamenti logici eppure non tali da giustificare una punizione. Questa sentenza pertanto soddisfa il popolo, ai sentimenti vendicativi e irrazionali del quale i giudici di tre gradi si sono attenuti. La moglie del detenuto (ormai dietro le sbarre da mercoledì) Roberta Ragusa, era una donna in carne, 80 chili. Logli l' avrebbe stecchita nottetempo e fatta sparire come fosse il mago Silvan, con una abilità diabolica mai dimostrata. Nessuno l' ha visto compiere l' assassinio.
Migliaia di ricerche sono state svolte per rintracciare il corpo senza vita della signora in questione. Inutili.

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