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Paradisi fiscali, gli Emirati Arabi nuova terra promessa dei furbetti: operazione zero tasse

Caterina Spinelli
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Grattacieli altissimi e controlli bassi, banche efficienti e regole carenti: gli Emirati Arabi sono il nuovo paradiso fiscale. I clienti italiani più grossi sono quelli che si occupano di petrolio e gas, con strutture di trading che permettono di sfruttare al massimo i vantaggi erariali. Insomma, un pozzo nero che inghiotte centinaia di milioni, d'ogni provenienza, inclusi i riciclatori di mafia e i baroni delle tangenti. "È un percorso ormai consueto. In questo modo hanno un passepartout che consente di aprire conti di corrispondenza e far confluire il denaro" riferisce il generale Giovanni Padula della Guardia di Finanza a Repubblica. Leggi anche: Albania, il nuovo paradiso fiscale per le imprese Negli Emirati Arabi prendere la residenza fiscale è un gioco da ragazzi con l'aggiunta di una vastissima scelta di zone franche (40 in tutto). Non solo, ugualmente semplice è la possibilità di aprire società anonime: anche se le autorità italiane scoprono conti e ditte, non otterranno mai i nomi dei titolari. Così dalla free trade zone di Jebel Ali, scaturisce quasi un quarto del Pil di Dubai. E da lì si muovono pure 63 miliardi di sigarette di contrabbando ogni anno. Solo un anno fa i Dubai Papers pubblicati in Francia dal Nouvel Obs hanno svelato una rete di duecento persone attive nel nascondere sotto le dune arabe i profitti di clienti d'ogni genere, inclusi mercanti d'arte italiani. 

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