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Donald Trump, la capriola sul patto Tpp: perché ha dovuto cedere

di Gino Coala domenica 15 aprile 2018

2' di lettura

New York. Capriola di Trump sui patti commerciali internazionali. Oggi ha incaricato i suoi aiutanti economici di piu’ alto rango, il direttore del Consiglio economico della Casa Bianca Larry Kudlow e il ministro del Commercio con l’estero Robert Lighthizer di esplorare la possibilita’ di rientrare nel Trans – Pacific Partnership (TPP), il patto internazionale con 11 paesi sul Pacifico: Canada, Messico, Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Peru, Singapore e Vietnam. Questi paesi, in marzo, hanno gia’ firmato il TPP tra di loro, anche se gli Stati Uniti, che erano stati tra i promotori, si erano chiamati fuori per decisione di Trump appena eletto. In campagna elettorale, e anche dopo aver vinto, Trump aveva sempre etichettato il TPP come “un disastro” per gli interessi americani. Parlando di commercio e di accordi internazionali con partner globali in un meeting con un gruppo di senatori repubblicani, il presidente ha ordinato a Kudlow, il nuovo consigliere scelto poche settimane fa e di cui si conoscevano le idee pro-accordi di libero scambio, di valutare le condizioni per rientrare nel patto TPP. “Vai Larry, vedi di farlo!”. Lo ha riferito un senatore presente alle discussioni, Ben Sasse del Nebraska, che era sempre stato a sua volta un propugnatore del TPP. Kudlow avra’ da trattare duramente con gli 11 paesi per ottenere condizioni che possono soddisfare Trump, ma se gli USA rientrassero davvero nel TPP sarebbe un clamoroso voltafaccia. Nella campagna del 2016 l’allora candidato disse che il TPP era “un disastro” e che era sostenuto da “speciali interessi che vogliono rapinare il nostro paese”. I Repubblicani in Congresso avevano finora sempre osteggiato il “Trump protezionista e isolazionista”, ma va detto che il presidente ha fatto capire, di recente, che quando parla di tariffe alle importazioni di acciaio e alluminio negli Usa da altri Paesi, o quando dice di cancellare i patti tout court, come ha fatto con Canada e con il Messico per la NAFTA, ha poi usata la minaccia dei dazi e della cancellazione del patto per ottenere migliori condizioni. E’ cosi’ che ha gia’ fatto con la Corea del Sud, che ha accettato di aver piu’ auto USA, e con la stessa Cina, il cui presidente Xi ha recentemente annunciato di voler alleggerire le tariffe e i divieti contro le vendite di auto americane in Cina. Glauco Maggi

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donald trump

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