Definita come una scienza inesatta, probabilmente non è neppure una scienza, ma questo non ne giustifica il declino. La cremlinologia si studiava in occidente per interpretare l’altra faccia del mondo dietro alle mura impenetrabili della fortezza moscovita. L’Urss non esiste più ma la politica di Vladimir Putin la rievoca. Come ammoniva Winston Churchill, la Russia è un rebus avvolto in un mistero a sua volta dentro un enigma, e lui aveva a che fare con Stalin. Fosse o meno una scienza, tant’è che secondo alcuni era una specie di astrologia politica, la cremlinologia setacciava i segnali palesi e occulti del potere per carpirne le fasi decisionali a livello interno e internazionale. Il proverbiale raffreddore di un membro della nomenklatura sovietica era l’anticamera del decesso (se non già avvenuto), i manicomi non ricoveravano i malati di mente ma rinchiudevano le teste pensanti della dissidenza.
Uno dei figli partoriti dalla Guerra fredda è arrivato ai giorni nostri, ma con minori capacità di decifrazione della realtà. È palese che Putin non era malato all’ultimo stadio e non aveva turbe psichiche né decadimento fisico come si diceva dopo l’attacco all’Ucraina, però previsto. E inoltre non è stato né esautorato dai suoi generali e neppure dall’alleato e poi avversario paragolpista Evgenij Prigožin, polverizzato in un disastro aereo a orologeria. Tra un the al polonio, qualche pistolettata in strada, un provvidenziale infarto nei gulag e una magistratura acquiescente come ai tempi delle Grandi purghe, l’ex colonnello del Kgb si è sbarazzato di chi si metteva di traverso alla sua leadership. Puntualmente un passo avanti ai segnali percepiti dai cremlinologi con la guardia abbassata. La Russia è sempre stata maestra nell’arte della disinformazione, essa sì eretta a scienza. Eredità antica, che dall’Ochrana zarista ha germinato Gpu, Nkvd, Kgb e l’attuale Fsb. Putin è un uomo solo al comando e questo spiazza i cremlinologi di vecchia scuola che cercavano indicazioni sulla collocazione della nomenklatura nella tribuna d’onore durante la grande parata sulla Piazza Rossa per celebrare la Rivoluzione d’ottobre: lì si vedeva chi era caduto in disgrazia e chi no.
Le foto “parlavano” a chi sapeva leggerle, come con la Pravda, la menzognera “verità” di Stato, tra le righe, o nell’uso strumentale di maiuscole e minuscole. Il cerimoniale nell’accoglienza di premier di Paesi “fratelli” spiegava come erano cambiati i rapporti di forza. Gli specialisti politologi e militari dell’occidente seppero vedere lotte di potere occultate all’esterno, cambi di registro, ricalibrature di potere, epurazioni, anche se non sempre in tempo utile. Fino all’illusione che la Russia dopo la fine dell’impero rosso non fosse più un pericolo, e che Putin sarebbe stato attratto in qualche modo nell’orbita occidentale. È stata questa la previsione più sballata e più disarticolante degli equilibri internazionali. Ma anche la topica sulla cosiddetta Dottrina Gerasimov- le guerre ibride e non convenzionali - del cremlinologo Mark Galeotti dopo aver ascoltato una relazione del generale russo nel 2013. L’anno dopo la Russia di Putin avrebbe invaso la Crimea e questo pareva confermare gli studi. In realtà la Dottrina Gerasimov faceva il paio con le Guerre stellari con cui Ronald Reagan provocò il crollo dell’Urss: semplicemente non esisteva. Non si può capire la Russia, si deve credere in essa, ammoniva già nell’Ottocento lo scrittore e poeta Fëdor Ivanovic Tjutcev, che per inciso era anche un abile diplomatico. Ma rinunciare a capire significa credere che la cremlinologia, non essendo scienza, non serve più.