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Cercasi Flotilla in rotta sull'Iran

di Mario Sechi lunedì 12 gennaio 2026

2' di lettura

Il Terzo Millennio si è aperto l’11 settembre 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle, da allora è apparsa come un lampo la minaccia del terrorismo jihadista, il disegno totalitario di cui l’Iran è stato l’architetto con Hezbollah in Libano, la dittatura di Assad in Siria, Hamas a Gaza, le brigate sciite in Iraq. Quello che l’ayatollah Ali Khamenei chiama “Asse della resistenza”, nel giro di due anni, dopo la strage degli ebrei del 7 ottobre 2023, è stato sconfitto dall’esercito di Israele e oggi il regime di Teheran vacilla.

Siamo vicini al Big Bang del Terzo Millennio, la caduta dell’Iran può cambiare la storia, aprire un nuova era, con un effetto domino globale. Ma per realizzarsi, la ribellione degli iraniani da sola non basta, per far cadere la tirannia servono il sostegno politico internazionale e il mestiere delle armi, la pressione diplomatica e il fucile, chi protesta deve essere protetto, chi reprime deve essere punito, perché il regime iraniano è ramificato, armato, guidato da una banda di assassini che spara a bruciapelo sui manifestanti. Sono belve che tremano solo di fronte alla forza del bene che schiaccia il male. Non sarà un’istituzione fallita come l’Onu - come affermava ieri la segretaria del Pd, Elly Schlein - a fermare la strage degli innocenti, saranno gli Stati Uniti d’America. Noi lo speriamo e lo scriviamo, perché non abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome, guardare alla realtà senza ipocrisie.

Gli ospedali in Iran sono pieni di centinaia di morti e feriti, tanti giovani che chiedono la fine della tirannia; le nostre piazze sono vuote, mute, indifferenti. Non c’è una Flotilla che fa rotta verso lo Stretto di Hormuz, mentre gli utili idioti di Hamas sono diventati gli inutili cretini di Maduro, sempre contro l’America, sempre anti-semiti, sempre dalla parte sbagliata della storia. Per chi crede nella libertà, a destra e a sinistra, è arrivato il momento di scegliere la parte giusta e di farsi sentire. Sono i versi di John Donne, che Ernest Hemingway scolpì nel suo romanzo sulla guerra civile in Spagna, a ricordarci che «Nessun uomo è un’isola / completo in se stesso; / Ogni uomo è un pezzo del continente, / una parte del tutto» e per questo «non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: / Essa suona per te». Suona per noi.

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