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Crans-Montana, la Svizzera non si scusa e boicotta Milano-Cortina

La ritorsione della #Svizzera dopo la strage di #CransMontana: niente scuse. Anzi, boicottano gli eventi legati ai Giochi di #MilanoCortina
di Pietro Senaldi lunedì 19 gennaio 2026

3' di lettura

Avanti di questo passo, finirà che la Svizzera ci chiederà i danni d’immagine. La Confederazione si è impermalita con l’Italia perché, perla sensibilità dei discendenti di Guglielmo Tell, facciamo troppo clamore per la strage di Crans Montana. Il nostro governo si è costituito parte civile. Le nostre istituzioni, l’opinione pubblica e gli avvocati, che sono quelli che tutelano gli interessi dei ragazzi morti e di quelli rimasti gravemente feriti, pretendono di ficcare il naso nell’inchiesta della Procura di Sion. Non ci sta bene che Jacques Moretti possa tornare libero con una cauzione di 400mila franchi, il sindaco Nicolas Féraud sia ancora al suo posto malgrado gli omessi controlli prima e la scarsa chiarezza poi - e i pm vallesi non ci diano le carte che chiediamo e non ci ammettano ai rilievi investigativi.

Ma come ci permettiamo, si offende la terra dei cantoni? Non ci fidiamo della proverbiale precisione svizzera? Vogliamo fare di Crans il simbolo delle piaghe elvetiche, siamo dei tipacci, per i compunti svizzeri, pure dei biechi che strumentalizzano la tragedia per regolare rivalità di campanile. Non sappiamo soffrire in silenzio, mentre dove canta l’orologio a cucù la discrezione con cui si deve vivere la gravità del lutto è un dogma; e poco importa se il silenzio del rispetto diventa anche pretesto per parlare il meno possibile, legittimando il sospetto di voler insabbiare e, conseguentemente di non rispettare la memoria e i diritti delle vittime.

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È tutto un complesso di cose che ha fatto sì che Presence Suisse, l’ente pubblico che si occupa di promuovere l’immagine e le tradizioni elvetiche, abbia deciso di cancellare una serie di eventi promozionali legati alle Olimpiadi di Milano e Cortina. «Il contesto che si è creato attorno a Crans Montana, l’ampiezza mediatica e la dimensione politica che il tutto ha assunto, ci hanno spinti a rivalutare le decisioni e adeguare il programma», è la motivazione ufficiale. Non si capisce se la retromarcia abbia lo scopo di punirci, sia un’altra via di fuga per non prendersi le proprie responsabilità, punti a evitare i fischi in piazza o sia dovuta alla valutazione che sia di cattivo gusto decantare proprio adesso le meraviglie del turismo alpino nella Confederazione. La precisazione che «se i Giochi si fossero tenuti in un altro Paese, probabilmente la decisione sarebbe stata differente», fa propendere per la tesi della vendetta piuttosto che per quella della vergogna e del rincrescimento; ed è per questo che ci permettiamo di polemizzare.

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Il governo di Berna ha annunciato una legge per risarcire tutti i danni di tutte le vittime, e di questo gli va dato atto, benché per ora alle famiglie siano stati promessi solo diecimila franchi, dal Vallese, giusto per le spese del funerale e dei trasferimenti. Quanto al resto, si attende cercando di avere fiducia. Però, ogni volta che si prova a capirci di più, si alza una cortina di regole, prassi, competenze e tradizioni che trasmette la sensazione di essere portati in giro. La Procura non ne ha azzeccata una? Ma è impossibile commissariarla, perché è cantonale quindi autonoma e perché le venga sottratta la competenza dovrebbe licenziarsi da sé. 

I nostri legali? Devono appoggiarsi a studi del posto, perché la Svizzera non è nell’Unione Europea, quindi noi non siamo ammessi a dibattere in tribunale. Perché il Comune di Crans non è indagato, benché si sia riconosciuto colpevole dei mancati controlli? Bisogna verificare le effettive responsabilità. A ogni domanda che arriva dall’Italia, la risposta è sempre la stessa: non si può fare il processo a tutta la Svizzera se ha sbagliato solo Crans. Già, ma se la Svizzera non fa il processo a Crans, cosa dobbiamo pensare? E poi, Crans sta nel Vallese e il Vallese sta in Svizzera: a chi dobbiamo chiedere conto del disastro de Le Constellation, contro chi dobbiamo puntare il dito? Contro gli australiani, Putin, i maranza? Per ora, gli svizzeri hanno preso il nostro dito e l’hanno rivolto contro di noi: ci avete offeso, non veniamo più... Sul cronografo elvetico l’ora della giustizia e del pentimento non è ancora scattata.

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