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Con la Russia di Putin occorre fare i conti

La guerra fredda non è mai finita: una serie di domande, e di risposte, sul conflitto in Ucraina
di Giulio Sapelli domenica 1 febbraio 2026

2' di lettura

Molti si chiedono perché il conflitto in corso tra la Russia e gli Stati con essa confinanti continui anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Perché la Russia ha invaso l’Ucraina e perché reagisce a ogni allargamento della Nato e dell’Ue ogni qual volta aderiscono a tali organizzazioni Stati che un tempo erano sotto il tallone imperiale della Grande Russia, prima che sovietico? Perché la Russia di Putin, la Russia di oggi, minaccia di reagire militarmente - come ha già fatto con l’Ucraina a partire dal 2014 e via via continuando sino all’aggressione del 2022- e ancor oggi cosparge di sangue le terre più fertili dell’Europa?

Perché la lotta della Russia neo imperiale devasta ancor oggi un insieme di territori che per più di 500 anni furono contesi dall’Impero Ottomano, dalla Svezia, dalla Polonia e naturalmente, per secoli, dall’Impero Russo?

Una terribile domanda, non c’è che dire. Ma la risposta non è nella fine della Guerra Fredda e neppure nel dire che la Guerra Fredda non ha provocato nulla di rilevante. La prima di queste conseguenze della fine della Guerra Fredda, per esempio, è stata la riunificazione della Germania e il cosiddetto processo di allargamento dell’Unione europea, con tutte le conseguenze ben note e su cui i pareri sono i più vari.

Ma quello che conta è che la risposta è molto articolata e chi volesse saperne di più, ma veramente di più, potrebbe leggere il magnifico libro del professor SergeyRadchenko, uno storico russo-britannico che attualmente insegna presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Johns Hopkins University.

Nato e cresciuto sull’isola di Sachalin, nell’Estremo Oriente russo, Radchenko allo studio negli Stati Uniti e nel Regno Unito, unisce una profonda conoscenza dell’animo russo e della sua storia ed è quindi un testimone eccezionale, prima che un grande studioso. Il suo ultimo libro, “To Run the World” (Cambridge University Press, 2024), si fonda sull’esame finalmente possibile delle fonti archivistiche russe del periodo staliniano e brezneviano, giungendo sino agli ultimi anni del regime, prima dell’avvento di Gorbaciov. E la riposta che dal libro si evince è semplice e preoccupante insieme. La fine della guerra fredda e la fine dell’URSS è servita a far crollare l’Unione Sovietica, ma non è servita a far crollare la Russia e a trasformarne la cultura imperiale.

Attingendo a un accesso sino ad ora senza precedenti ai documenti del Partito Comunista, Radchenko ci fa comprendere che le ambizioni, le insicurezze e le illusioni che hanno guidato i disegni dei leader, da Stalin a Gorbaciov, ancora oggi sono vivi e presenti nella Russia di Putin.

Una Russia neo imperiale con cui occorre fare i conti e prepararsi a un lungo confronto con essa e i suoi alleati. Una nuova storia che è appena all’inizio. Tenetevi forte.

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