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In Europa si rafforza l’asse Meloni-Merz

Giovedì in Belgio bilaterale tra premier e cancelliere sulla competitività Ue Escluso dall’incontro il presidente Macron, considerato ormai molto debole
di Benedetta Vitetta lunedì 9 febbraio 2026

3' di lettura

Settimana fitta di appuntamenti per il premier, Giorgia Meloni, che al di là delle questioni interne - prima di partire venerdì 13 per la visita ufficiale in Etiopia per il vertice Italia-Africa ad Addis Abeba, giovedì sarà in Belgio. Precisamente ad Alden Biesen, per partecipare al vertice informale Ue sulla competitività. Un incontro per definire una linea comune su deregolamentazione, rafforzamento del mercato unico e centralità del commercio. Al tavolo dovrebbero essere presenti oltre una decina di leader, tra cui quelli di diversi Paesi dell’Est e del Nord Europa. Attesa pure la partecipazione della Commissione Ue. Parigi sarebbe stata invitata, ma il presidente francese, Emmanuel Macron, per ora non ha ancora confermato la sua presenza.

Ma prima del vero e proprio vertice Ue, Meloni prenderà parte a un bilaterale (che diventerà a tre con la partecipazione del premier del Belgio che presenzierà all’incontro visto che sarà in terra belga) tra «leader affini» che vedrà sedersi attorni a un tavolo il premier belga, Bart De Wever, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Un smacco (l’ennesino si potrebbe dire senza sbagliare, ndr) per l’inquilino dell’Eliseo che ormai viene visto da diversi colleghi europei «molto indebolito» e pronto a lasciare presto il suo incarico. Motivo per cui l’asse franco-tedesca sembra ormai da tempo molto incrinata e sempre meno centrale per la politica europea, mentre - nel contempo- si è rafforzata una nuova asse, quella italo-tedesca. Un duo formato da Merz e Meloni che sembrano avere parecchie affinità tanto che il cancelliere ha deciso di «allearsi» con l’Italia per tentare di ridisegnare il Vecchio Continente in chiave conservatrice, puntando su temi quali la difesa, la migrazione e il commercio. Ricordiamo che il pre-summit s’inserisce nel solco del report sulla competitività dell’ex premier italiano, Mario Draghi e dell’ultimo richiamo fatto l’ex presidente della Bce, lunedì scorso, da Leuven, quando è tornato ad avvertire che di fronte alla corsa di Stati Uniti e Cina, l’Europa ora rischia di diventare «subordinata e deindustrializzata» e deve imboccare la strada di un «federalismo pragmatico», guidato dai Paesi «più lungimiranti». Insomma ora Meloni e Merz si candidano ad essere degli apripista della spinta sulla competitività, come leader delle «due principali nazioni industriali Ue». Roma e Berlino oggi stanno replicando un metodo già sperimentato sul dossier migranti: riunioni preparatorie prima dei vertici Ue - promosse in quel caso da Italia con Danimarca e Paesi Bassi - che nel tempo hanno finito per rappresentare una maggioranza di Paesi membri.

Un formato consolidato anche sul fronte economico: i ministri delle Finanze di Italia, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia hanno lanciato di recente il gruppo dei «big six» per accelerare sulla crescita. E la strategia dell’asse italo-tedesco marca una distanza sempre più netta dal protezionismo di Macron incarnato dal Buy European, contro cui si sono schierati anche nordici e baltici (Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia), attesi al pre-summit convocato da Meloni e Merz. A lla vigilia del vertice informale di Alden Biesen, l’industria Ue si ritroverà ad Anversa, dove il belga De Wever è pronto a riaffermare la linea. Al summit toccherà poi a Draghi, assieme all’ex premier Enrico Letta, fare il punto sull’attuazione dei loro report, finora rimasti perlopiù su carta. Venerdì, infine, come detto, Il premier Meloni andrà in visita ufficiale in Etipoia per il vertice Italia-Francia dove farà il punto sul “Piano Mattei”. Nel frattempo a Cape Town (Sudafrica) si aprirà da oggi e fino al 12 febbraio «Mining Indaba», il principale evento internazionale dedicato all’attrazione di investimenti nel settore minerario africano, con oltre 10.500 delegati da più di 120 Paesi, 58 ministri africani e 1.450 ceo di compagnie minerarie. Il governo italiano sarà rappresentato dal vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini. «I minerali critici» ha sottolineato Valenti ni, «sono diventati il nuovo petrolio del XXI secolo. Chi controlla queste filiere controlla la transizione energetica, la competitività manifatturiera e la sicurezza tecnologica. Per questo l’Italia, sta costruendo una strategia di diversificazione degli approvvigionamenti che mette al centro la collaborazione con i paesi africani». L’appuntamento sudafricano arriva a pochi dalla riunione che si è svolta il 4 febbraio a Washington, presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nella capitale americana, Usa, Ue e Giappone hanno annunciato un’intesa trilaterale per coordinare politiche e investimenti sui minerali critici.

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