«La politica di Meloni è ingiusta, disumana e inefficace”, disse nel maggio del 2023 Stéphane Séjourné, all’epoca leader di Renaissance, il partito di Macron, e ora commissario europeo per l’Industria. Una delle tante critiche di passaggio che la Francia di Macron si è sempre permessa contro l’Italia, con quel senso di superiorità fuori luogo tipico di certi transalpini. Séjourné parlava in particolare di immigrazione ricalcando un refrain che qualche anno prima, nel 2018, Gabriel Attal, il portavoce dello stesso partito che all’epoca si chiamava En Marche, riassunse in una parola: «Vomitevole».
Sì, secondo i massimi esponenti del partito di Macron, e quindi secondo lo stesso presidente francese, gli italiani sono vomitevoli. Il contesto anche quella volta era quello dell’immigrazione e le parole di Attal, che non si fermavano all’epiteto ma aggiungevano che «è inaccettabile fare politica meschina a spese dei migranti», si riferivano in particolare al fatto che il governo italiano avesse rifiutato l’ingresso nei suoi porti alla nave umanitaria Aquarius. All’epoca al governo c’era Conte ma fu con l’arrivo di Giorgia Meloni che Macron e i suoi fecero del loro peggio nell’intromettersi sistematicamente nelle faccende italiane. Perfino prima che il governo entrante movesse un solo dito da Parigi arrivò uno spocchioso avviso col ditino alzato. «Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo su rispetto diritti e libertà», disse in un’intervista a Repubblica, Laurence Boone, ministra per gli Affari europei del governo retto da Elisabeth Borne. «È importante che il governo Meloni resti nel fronte europeo contro Mosca e in favore delle sanzioni», suggerì il ministro, «Francia e Unione europea staranno attente al rispetto dei diritti umani e in merito all’aborto», incalzò la stessa premier. Nel caso specifico arrivò una risposta non solo dal nostro governo ma anche dal presidente della Repubblica: «L’Italia sa badare a se stessa».
Solo un mese dopo arrivarono le prime critiche concrete in occasione del caso della Ocean Viking, e qui i commenti si sprecano, dal ministro dell’Interno Darmanin che definì il governo italiano «egoista», all’altro ministro Clément Beaune che parlò di «irresponsabilità» e addirittura di atteggiamento «contrario al diritto del mare ed allo spirito di solidarietà europea». «Noi ci aspettiamo altre cose da un Paese che oggi è il primo beneficiario del meccanismo di solidarietà europea», aggiunse l’amico di Macron. Poi ci fu il citato intervento della Séjourné preceduto dai soliti commenti di Darmanin che disse che la Meloni «non sa gestire i problemi migratori sulla base dei quali era stata eletta». Tale frase provocò una dura reazione del governo italiano con Tajani che annullò una visita in segno di protesta. Più recentemente, a settembre dello scorso anno, l’allora premier François Bayrou ha accusato l’Italia di praticare un “dumping fiscale”, puntando il dito in particolare contro la flat tax o regimi agevolati per i ricchi, sostenendo che tali politiche danneggiano le casse di Parigi.